In un post precedente ho elencato quali sono le fonti hd disponibili nel nostro paese per sfruttare appieno i nostri home theater. In questo e in successivi post proveremo a capire come scegliere che tipo di configurazione usare per goderci la multimedialità in salotto.
Come già scritto, un televisore full hd da solo non basta per poter avere alta definizione in casa, dato che le trasmissioni in chiaro attualmente disponibili (Rai Hd, Canale 5 Hd, Italia 1 Hd) offrono quasi sempre programmi upscalati, ad eccezione di alcune partite di calcio. Una scelta quasi d’obbligo è quella di affiancare al proprio televisore un lettore blu-ray, che ricordo, rappresenta lo stato dell’arte dell’alta definizione audio e video, stato non raggiungibile da nessun altro tipo di supporto. Eppure nonostate sia una scelta “obbligata”, il blu-ray non rappresenta ancora un segmento di mercato preponderante in Italia, e viene ancora percepito come supporto di nicchia. Andiamo a capire perchè:
1) Prezzi elevati
I prezzi di un blu-ray appena uscito sono elevati e vanno dai 24 ai 30 euro. Col tempo ovviamente i titoli costano di meno, ma ad esempio un classico come King Kong di Peter Jackson (uscito nel 2005) costa ancora 19/20 euro. Non è poco se consideriamo che molti titoli già li possediamo in dvd, e l’acquisto in blu-ray è un semplice upgrade fatto per avere una versione più godibile di un film che abbiamo già visto. Siamo davvero disposti a spendere oltre 25 euro per rivederci un classico? Direi che, collezionisti a parte, è una scelta che si può fare solo per quei pochissimi titoli che consideriamo cult.
A venirci incontro sono solitamente i pacchetti 3×2 (ad esempio da Mediaworld) o le offerte che abbassano il prezzo di molti titoli non nuovi a 13/15 euro. Sono convinto che il costo dei bluray appena usciti calerà quando entrerà in gioco la pirateria, ovvero quando i prezzi di masterizzatori (già accessibili) ma soprattutto di supporti vergini saranno alla portata di tutti. E’ vero che già in rete si trovano tonnellate di film a 1080p o a 720p, ma si tratta sempre di versioni compresse che non raggiungono la qualità dell’originale (basta paragonare 40gb di blu-ray a 8gb di un .mkv) e non contengono audio hd ma “semplice” dts o dolby digital. Questo perchè scaricare 40gb di file con una normale linea adsl è davvero un’impresa titanica.
2) Reperibilità
Non tutti hanno Mediaworld o Blockbuster sotto casa, quindi dove lo andiamo a comprare il nostro dischetto blu-ray? Alcuni fanno direttamente acquisti online che è il metodo migliore, ma in Italia questa modalità non è ancora diffusissima, e comunque ci sono i tempi di attesa e i costi di spedizione che rappresentano un ostacolo. Del resto un film è un acquisto “piccolo”, spesso ci prende una voglia istantanea di guardarlo e non ci mettiamo a pianificare l’acquisto oggi per averlo tra cinque giorni. A questo sopperisce il mercato del noleggio, ormai quasi tutte le videoteche hanno materiale in blu-ray. Però la scelta si restringe troppo spesso a pochi titoli, dato che il costo della copia da noleggiare è molto alto, e quindi il piccolo non può fare investimenti in questa direzione col rischio di trovarsi troppe copie sul groppone.
Attualmente, ma in futuro sicuramente le cose cambieranno, non esiste neanche una valida distribuzione di blu-ray nelle edicole. Se ne trovano troppo pochi e troppo cari: ad esempio Panorama allega alla rivista un’edizione blu ray che costa 24.90 euro più costo della rivista…quindi neanche un centesimo in meno rispetto all’acquisto in negozio.
3) Qualità delle edizioni italiane
Se il blu-ray vuole vincere la lotta con la pirateria, deve essere in grado di offrire il massimo della qualità. In Italia spesso le case cinematografiche offrono il fianco, perchè non si premurano di dotare i propri prodotti di audio in alta definizione. Così io mi porto un blu-ray a casa, pagato fior di quattrini, e scopro che l’audio inglese è stratosferico (dts master audio, dolby true-hd o pcm non compresso) ma l’audio italiano è quasi pari a quello di un file scaricato da internet. Questa è una politica miope che non motiva l’utente a spendere i suoi soldi, e posso assicurare che chiunque abbia un impianto audio dotato di codifiche hd vuole goderselo, e quindi sarebbe disposto all’acquisto ma in cambio vuole che gli si offra una differenza reale tra il prodotto originale e il suo equivalente rippato più o meno discretamente.
Trovo utilissima questa panoramica del forum di Avmagazine che elenca il tipo di codifiche audio adottate, per la versione italiana, dalle maggiori case distributrici.
01 Home Entertainment => DTS-HD Master
20th Century Fox => DTS half-rate (salvo Man on Fire DTS-HD MA)
Cecchi Gori HV => DTS-HD Master (qualche film in PCM)
Eagle Pictures => Dolby TrueHD (anche se ha pubblicato qualche film in DTS-HD e PCM)
FilmAuro => Dolby TrueHD (Italians anche in PCM 5.1)
Medusa => DTS-HD Master (Keyfilm e Lucky Red PCM)
MHE => DTS-HD Master (a volte PCM)
Paramount => Dolby Digital 640 kb/s (per le codifiche 5.1)
Sony Pictures =>
•primo periodo (2006-2007) PCM
•secondo periodo (2008- fine 2009) Dolby TrueHD
•terzo periodo (fine 2009 – ?) DTS-HD Master
Universal => DTS half-rate (Studio Canal DTS HD HR/MA)
Walt Disney => DTS full-rate (anche DTS+Dolby, DTS HD Master su High School musical 3, La Regola del Sospetto)
Warner => Dolby Digital (bitrate variabile, di norma 640 kb/s per le codifiche 5.1)
Riflettiamo sul fatto che negli ultimi mesi il trend di vendita di schermi hd è stato incredibile, e a dicembre sono stati televisori lcd e led a dominare il mercato dell’elettronica. Ora abbiamo quindi milioni di famiglie con una finestra a 1080p in salotto e occorre prevedere il loro comportamento. Se non si attua una politica di distribuzione capillare e a prezzi ragionevoli di questi prodotti, queste famiglie verranno indirizzate o su Sky, o sui file rippati, o sull’ inutilizzo delle potenzialità del tv appena acquistato. Ma sarebbe un peccato, perchè questo è il momento giusto per far esplodere (in senso positivo) un mercato che, data la sua mole potenziale, potrebbe consentire un drastico ribasso dei prezzi, un miglioramento esponenziale della distribuzione, una coscienza della tecnologia che si è appena acquistata.
Invece di partire per la tangente del 3d casalingo (che io vedo effimera, o comunque molto acerba) riobbligando tutti a comprare un nuovo televisore tra uno o due anni, consentiamo a tutti innanzitutto di gustarsi la differenza tra la “vecchia” bassa definizione e quella raggiungibile attualmente. Dopo, ognuno potrà fare i suoi paragoni e le sue scelte, ma occorre un mercato che dia stabilità e sicurezza e che sappia attenuare la diffidenza (pensiamo al tragico tracollo del formato hd-dvd). La gente deve percepire con chiarezza che il blu-ray è l’unico formato disponibile, che è qui per restare almeno un pò, che la sua qualità è realmente superiore, e che mille o duemila euro di televisore vanno adeguatamente “nutriti” per giustificarne l’acquisto.

