
Da giugno il Times e il Sunday Times saranno consultabili online solo a pagamento: il lettore potrà acquistare accesso giornaliero o per il fine settimana. Jeff Jarvis dal Guardian (grazie Mantellini) vede in questo la fine di Murdoch, descritto come un vecchio imprenditore che incapace di confrontarsi con i nuovi media tenta la strada degli “sporchi, maledetti e subito” prima di tirare le cuoia (ehm, imprenditorialmente parlando).
Non conosco la realtà americana, ma anche in Italia ciclicamente spunta fuori l’idea da parte dei quotidiani di far pagare la consultazione online, ed è un’idea che è sempre apparsa conservatrice e fuori dal tempo. Ricordiamo che Internet è candidata al Nobel per la pace, che c’è chi propone di inserire la rete tra i diritti fondamentali dell’uomo, che le generazioni più giovani sono nate connesse, e immaginiamo come i loro occhi possano guardare una restrizione del tipo ”se non paghi non leggi”.
Il fatto è che il web ha viaggiato molto più velocemente del mercato, è nonostante la diffusione della rete sia oggi globale, ancora non si è capito come monetizzare questo gigantesco mondo di Pandora. Nel 2010 siamo ancora fermi a news a pagamento, bannerini strappaclick, profilazioni utenti e rivendite di dati sensibili, spamming anacronistici, sponsorizzazioni…la gallina è diventata adulta ma pochi sono riusciti a trovare le sue uova d’oro. Le case discografiche dopo aver fagocitato Napster cercano di accaparrarsi i siti di file sharing, uccidendoli (Pirate Bay), svuotandoli di senso (Mininova), senza cercare di comprenderli. Senza cercare di comprendere che nell’epoca digitale, è assai delicato il concetto di furto.
Io non rubo il vino del contadino. Lo clono più o meno bene e mi bevo il clone, magari annacquato, ma non sto svuotando la sua botte di un centilitro. Certo lui obietterà: ma io ho seminato, coltivato, curato, vendemmiato, troppo facile clonarlo a sbafo senza spendere un euro. In questo ha ragione, ma sul mio vino clonato c’è la sua etichetta, quando l’ho portato alla sagra del paese tutti l’hanno potuto assaggiare e rendersi conto che il contadino produce proprio un ottimo vino. Altri lo cloneranno, altri però vorranno approfondire la sua conoscenza, andranno a trovare il contadino, gli compreranno altro vino (originale e non annacquato), forse compreranno le sue magnifiche botti, o pagheranno per farsi spiegare le sue tecniche di produzione. In questi casi, un contadino che prima vendeva tre bottiglie alla settimana, potrebbe trasformarsi in un’impresa di successo. Ovvio che il rischio è quello che il contadino si ritrovi senza le sue tre bottiglie settimanali vendute, e senza alcuna nuova fonte di guadagno.
Uscendo dalla metafora agricola: la rete apre impensabili orizzonti, ma per stargli dietro occorre abbandonare una concezione di ritorno immediato, per abbracciare una visione più vasta, complicata e forse contorta, dove la diffusione del proprio prodotto vale più della sua monetizzazione. Le case discografiche iniziano lentamente a capire che le migliaia di dischi venduti da un artista, sono briciole se grazie alla rete e alla circolazione di file video e audio quello stesso artista diventa un fenomeno mediatico. Forse venderanno meno cd, ma acquisiranno nuove folle paganti per i concerti, sponsor disposti ad associare il proprio brand al personaggio, vendita di merchandising e compagnia bella.
E il discorso vale anche per l’editoria: il brand Repubblica ad esempio, sarebbe così forte se si dovesse basare unicamente sulla vendita dei quotidiani? Se non avesse articoli liberamente consultabili online, e quindi ripubblicabili, linkabili, facebookabili, retweetabili? Con i tempi che corrono puntare unicamente sulle vendite in edicola vorrebbe dire ridurre parecchio la propria visibilità, ergo, il proprio potere (anche politico). Ed è quello che sembra voler fare Murdoch, inutile dire che gli occhi di molti saranno puntati su questa cosa per capire se sarà un fallimento o un modello di successo da replicare avidamente.
Non sono un pirata incallito che vuole issare ovunque il Jolly Roger, come non lo è la maggior parte dei frequentatori della rete che storce il naso quando si tratta di pagare. Credo semplicemente che non sia di aiuto spronare i produttori di contenuti a rimanere sul cornicione tenendosi stretti dischi e giornali, ma occorre incoraggiarli a saltare se vogliamo che trovino una possibilità di sopravvivenza. Se un quotidiano si chiude solo sulle vendite da edicola, morirà. Se il mondo discografico si ostina a ragionare in termini di dischi d’oro, la spunterà solo chi ha le spalle coperte dai media (l’ultimo Sanremo è stato almeno in questo illuminante). Chi produce idee, contenuti, arte, deve vedere la rete come un’amica, un’alleata, non come una losca taverna di briganti o al contrario come un potenziale recinto di polli da spennare. Mister Murdoch in fondo ha quasi ottant’anni, è stato un gigante della comunicazione, ma forse non sarà lui ad indicarci la strada del prossimo futuro.
