L’ iPad sarà sicuramente l’oggetto del contendere del 2010 tecnologico: detrattori, sostenitori, Apple fanboys, media guru, non manca nessuno all’appello.
Ho commentato questo post di Mantellini sull’argomento, e qui espando un pò il mio ragionamento. Quando ero un ragazzino ho amato molto il Commodore. Una schermata vuota, un cursore lampeggiante, che ti invogliava a creare l’infinito, fosse anche uno script per simulare un lancio di dadi. Lo stesso senso di infinito che diedi alla mia prima connessione a internet: posso fare tutto, ma ora che faccio, dove vado? Questo senso di vuoto da riempire secondo me ha caratterizzato i primi nostri decenni informatici, perchè il computer non serviva concretamente a un ciufolo e ci siamo inventati noi il suo utilizzo, abbiamo creato, smanipolato, e ora nessuno riuscirebbe a concepire una vita senza pc.
Ricordo bene le ridicole motivazioni che nei primi anni ottanta potevamo usare per farci comprare un computer dai genitori: “serve per ehm…imparare l’inglese, poi è una calcolatrice ma potentissima, puoi giocare, e puoi imparare a programmare”. In concreto quindi non serviva a nulla (a parte giocare), dato che programmare era una parola generalmente incomprensibile e comunque poco rivendibile. Diciamo che spesso i genitori cedevano sul motivo più apparentemente assurdo: un computer serve per imparare a usare il computer. Come se una forchetta servisse per imparare a usare la forchetta.
Ce ne sono voluti di anni prima che il pc riuscisse a dimostrare un valore concreto e non speculativo, semplicemente a furia di “usarecomputerperimparareausareilcomputer” molti hanno inventato cose valide, e l’evoluzione dell’hardware ha permesso a queste cose di essere sempre più valide fino a diventare più valide di quello che c’era prima. Un ragionamento bislacco, ma intendo dire che fare i conti al computer ad un certo punto è diventato meglio che farli con la calcolatrice, un’impaginazione al computer è diventata meglio che una con colla e ritagli, un’archivo computerizzato ha superato lo schedario, et voila, quell’imparare a usare il computer è diventato pratica diffusa e non teoria da cameretta.
Ora (e con questo “ora” sto facendo un salto di 25 anni circa) si passa all’incasso: ok avete creato avete cazzeggiato avete creato un business enorme ma ora anche John Smith vuole un computer e non vuole rotture di balle. Gli diamo le console per giocare, gli diamo facebook per dare senso alla sua connessione dal primo giorno, gli diamo piattaforme già pronte se proprio vuole fare il suo sito web, insomma evoluzione significa “è tutto pronto, non starci a pensare troppo”.
Google del resto ha già diagnosticato la morte entro tre anni dei pc desktop (analizzando il trend giapponese dove mobile e tablet pare abbiano preso il sopravvento), e iPad non sbaglia a seguire quel trend perchè in fondo il concetto di navigazione attuale (e oggi l’utilizzo del pc è totalmente legato alla navigazione, eccettuati i software lavorativi) è molto più piatto rispetto a un tempo. Si mandano poke, si sottoscrivono un paio di rss, una lettura al quotidiano e un’oretta di Farmville. A cosa serve in questo scenario dover scegliere processori, schede madri, schede video, hard disk? A che serve districarsi tra codec, driver, plugin, conflitti? Si ottimizza la fruizione, a scapito della sperimentazione. Vedremo tra 10, 15 anni, cosa produrranno le nuove generazioni di utenti widgetizzati, appati, gadgettati, consollizzati che non devono cercare in mare aperto ma solo lasciare che i contenuti vengano a loro.
Sono sicuro che tanti continueranno a cercare l’infinito nel “foglio bianco”, ma presumo che saranno molti di meno. Ecco un estratto del commento di Loz al post di Mantellini:
Pochissimi di noi, passati i vent’anni, hanno continuato a trascorrere i pomeriggi con le mani nel carburatore del motorino, intenti a sostituirne la marmitta, a trovare la soluzione più ardita per aumentarne le prestazioni, anche a decorarlo con i mille modi a disposizione, dagli adesivi all’aerografo. Perché abbiamo smesso? Perché non c’è più tempo, è vero, perché la passione è andata scemando, perché “son cose da ragazzini”. Ma il vero motivo è che quel motorino inevitabilmente andava peggio di come era uscito dalla fabbrica.
Come dice lucidamente Loz, meglio un motorino funzionante di fabbrica che uno deturpato da mille customizzazioni amatoriali. Però il valore di quelle tante ore di customizzazione secondo me era di gran lunga superiore a quello del motorino. Era quell’ usare il motorino per imparare a usare il motorino, sporcandosi, rovinandolo, forse anche distruggendolo, però assorbendo realmente qualcosa, crescendo forse. Quella crescita che probabilmente i nuovi gadget tecnologici pronti all’uso e tendenzialmente non modificabili non sono altrettanto in grado di offrire. Belle parole dette da uno che ha un iPad come sfondo del proprio blog, ma quella è una concessione alla modernità. Perchè comprendere la modernità, anche quando non mi piace, anche quando “sistavameglioquandosistavapeggio” è quello che mi interessa da sempre.
Sia chiaro, non sono un detrattore dell’ iPad come dispositivo, e neanche delle console o gadget simili, ci mancherebbe. Sono detrattore di una filosofia/tendenza di mercato che spinge verso la chiusura a livello hardware e software e più in generale verso la limitazione di esperienza. Sosterrò sempre che l’evoluzione dell’informatica ha raggiunto lo stadio attuale grazie all’imprevisto, alle porte non completamente chiuse, agli utilizzi fuori dagli schemi originari, alle imperfezioni. Lo ha raggiunto ponendo domande più che offrendo risposte. E non voglio che il culto della risposta (efficace, sicura, immediata) ci accontenti da un lato ma ci tolga il gusto di farci nuove domande dall’altro.
Nota: per l’immagine ho usato un quadro di Pino Santoro

