2

Società a misura di zombie

Posted aprile 28th, 2010 in Suoni/Visioni, Zombie and tagged , , , , , , by admin

La causa dello zombismo nella moderna rivisitazione occidentale dipende sempre dal potere: il virus responsabile del contagio nasce nel 99% dei casi da esperimenti batteriologici, i cui artefici possono essere i governi, gli apparati militari, le corporazioni farmaceutiche.

Quindi abbiamo il “potere” che riduce le maggioranze in esseri non senzienti, capaci unicamente di soddisfare con ostinazione i propri bisogni primari, e proprio per questo estremamente pericolosi. I film a tema “zombesco” sono quindi politici (La notte dei morti viventi del 1968 era già un riferimento al Vietnam),  una visione cinica e moderna della società più che dei semplici lungometraggi di sangue e squartamenti. Il nemico diretto è, come detto prima, la massa (stupida, goffa, pericolosa solo quando in gruppo) e quello indiretto sono i responsabili dell’involuzione sociale.

Verrebbe subito da immaginare una parodia delle folle cieche  soggette alle grandi dittature, ma saremmo cronologicamente fuori tempo. Qui la situazione appare assai più subdola, anzi è il Mercato (chimico,militare,farmaceutico) solitamente a rappresentare il potere in un’ottica di liberismo incontrollato e i governi rappresentano solo la necessaria connivenza da parte del sistema. L’orwelliano 1984 abbisognava di un apparato burocratico, controllo poliziesco, plagio delle masse, mentre la Umbrella Corporation (Resident Evil) si muove in modo molto più veloce, dinamico e globale, mantenendo una totale rispettabilità di facciata. Non a caso il film di zombie per definizione (Zombi, 1978) è ambientato in un centro commerciale dove i non morti si muovono tra scaffali e manichini, ovvero le vere ideologie di fine secolo.

Gli zombie del 2000

Nei film nati nel nuovo secolo invece qualcosa cambia: gli zombi (ma il termine è ormai inaccurato, meglio usare “infetti”) diventano più aggressivi, più violenti, più forti (ci aveva visto giusto Bava nel 1985 con Demoni, peccato per lo sfondo esoterico). Girellano meno per le  metropoli deserte (complice anche l’odio verso la luce, mutato dai colleghi vampiri), e hanno imparato a celarsi, come i predatori. E pare che abbiano anche imparato rudimentali concetti di “branco”.

Quindi da una parte la percezione di un aumento di pericolosità della società (sono quasi tenere e indifese le creature di Romero viste oggi) rispetto agli anni ottanta, e dall’altra il pesante accento sulla solitudine contemporanea. Le metropoli sono ancora più abbandonate, i protagonisti ancora più soli, attingendo dall’immaginario di Matheson (che aveva già ispirato Occhi bianchi sul pianeta terra, 1971). Non bastano più buone gambe e un fucile a pompa per salvarsi, occorre sempre di più nascondersi, rinchiudersi in casa sbarrando porte e finestre (altra metafora) senza alcuna prospettiva in grado di andare oltre l’oggi.

Assistiamo quindi ad una rinascita del genere, capitanata dall’ottimo 28 Giorni Dopo di Danny Boyle del 2002, dal suo sequel 28 Settimane Dopo, da Io sono leggenda (2007), dall’inutile Doomsday (2008), gli spassosi Alba dei morti dementi (2004) e Benvenuti a Zombieland (2009), il divertissement Planet Terror di Rodriguez, le capatine filo-esorcistiche di Rec e Quarantine, gli asettici sequel di Resident Evil, i fiacchi tentativi di Romero di rimettersi in pista, ma qui perdo il conto e qualcuno mi manca all’appello. Anche perchè è molto difficile racchiudere il genere, dato che il tema “infetti” è inflazionatissimo e nel calderone ci ficca dentro anche licantropi, vampiri (Daybreakers,2010) e creature assortite.

Più fedele al genere originale rimane il mondo videoludico, sia con i 5 capitoli di Resident Evil che con il divertente Left 4 Dead (1 e 2), dove eccettuate le presenze di Boomers e Witches, ci troviamo ancora a sparare pallettoni contro frotte di semplici non morti.

Se devo ipotizzare nuovi scenari, credo che qualche tematica religiosa/catastrofista verrà introdotta nel genere. Primo, perchè è una tendenza già in atto negli horror o survival (The Mist, Legion, Codice Genesi tutti con richiami biblici, o Martyrs che è un caso a sè), secondo perchè alla fine tutto parte da lì dato che gli zombi sono una tradizione della religione voodoo haitiana. In fondo già Bava venticinque anni fa citava Nostradamus annunciando che: “faranno dei cimiteri le loro cattedrali e delle città le vostre tombe”.

Concludo con due segnalazioni: l’ottimo libro World War Z di Max “figlio di Mel” Brooks, cronaca di una pandemia e del successivo scontro tra umani e non morti, e poi questo fantastico pdf che elabora statisticamente le proporzioni di un eventuale infezione.

2 commenti.

  1. beppe scrive:

    Senza scendere in considerazioni “metasociali”, essendo anche io un bimbone che si è affacciato alla cinematografia horror sin dalla fine degli anni 70, (trascurando il periodo anni 90 che sicuramente ha avuto il suo periodo più buio) ricordo ancora le sensazioni che provai nel vedere “28 giorni dopo” (dal finale discutibile) quando il protagonista uscito dall’ospedale viene inseguito dagli zombie…
    e per inseguito intendo propio rincorso ,sembravano più centometristi olimpici che creature mosse solo da qualche cellula celebrale sopravvissuta all’infezione virale di turno, sfuggita al controllo (come dicevi tu).Cmq paura allo stato puro (indimenticabile la foratura del taxi in fuga propio nel sottopassaggio). “io sono leggenda” forse non l’hai nominato, ma sicuramente rientra propio in quel calderone di cui parlavi prima.

  2. admin scrive:

    l’ho nominato,l’ho nominato! Anzi la foto che vedi con la data 2007 sovraimpressa viene proprio da Io sono leggenda

Lascia un commento