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Non è un iPaese per vecchi

Posted maggio 13th, 2010 in Social media and tagged , , , , , by admin

E’ il turno di Fiorello, che occupa la copertina del Wired di maggio: “Tardivo digitale, ho scoperto internet e computer a 50 anni. E adesso? Mai più senza!”. Praticamente la descrizione dell’acquirente medio di Wired, per come la vedo io.

Riflettevo qualche giorno fa sulle bizzarre accezioni che la rete prende quando finisce in mano ai “mature”, una specie di folgorazione sulla via di Damasco. Potrei parlare di Grillo, santone internettiano per antonomasia in Italia, ma tutte le mie attenzioni sono concentrate su Roberto D’Agostino. Ora, non voglio e non posso capire cosa o chi abbia trasformato il sessantaduenne lookologo arboriano in un raver/punkabbestia fuori tempo massimo, ma quando parla della rete perdo ogni freno inibitore. Ovunque lo invitino, arriva dopo qualche minuto il momento in cui un’aureola digitale gli scende sulla pelata e inizia a blaterare di internet con la foga di un predicatore messianico che vuole raccontarci a tutti i costi il suo tecnorgasmo quasi postumo. Lui che ha un sito web (minchia!) che si occupa di gossip e quindi sta appena appena sotto Negroponte e Mc Luhan.

Ora, mettiamo le cose in chiaro: io ho 38 anni, ho iniziato a usare internet nel 97 e allora provavo più o meno gli stessi tecnorgasmi di questi guru posticci, ma oggi mi rendo lucidamente conto di non essere più in grado di cogliere con velocità alcuni segnali. Mi eccito per cose che un ragazzino di quindici anni dà per scontate, caricandole di valori e simboli che forse non ci sono, proprio perchè ho memoria di quando niente di tutto questo esisteva. Eppure non sono certo vecchio, e convivo e lavoro con la rete da tanti anni: figuriamoci dei sessantenni che fino a ieri ignoravano l’uso del pc e oggi si trovano in un magico mondo fatto di wi-fi, ipad, apps, facebook e realtà aumentata. Da sempre rispetto la buona volontà degli internettiani anziani che fanno una fatica boia, ma ne conosco limiti e possibili deviazioni.

Tempo fa Mantellini raccontava di uno scrittore in crisi: aveva organizzato una presentazione, forte dei tanti consensi ricevuti su facebook, ma al momento dell’evento si è accorto che quasi nessuno si era realmente presentato. Per sopravvivere a questo mondo sociale occorre una bella palata di leggerezza, non si può pensare (o pretendere) che un “mi piace” sia l’anticamera di un invito galante o che l’aggiunta o mancata aggiunta nei propri contatti sia un segno di qualcosa. Sono solo click, veloci, leggeri, quotidiani, che hanno il peso di una piuma. Non sono falsi, non sono ipocriti, sono piccoli segni e devono essere piccoli se no ci sommergerebbero col loro peso. Quindi abbiamo una generazione di nativi digitali che in un minuto scambia con destrezza decine di questi segnali, 24 ore su 24, e generazioni più passatelle che in ogni azione virtuale vedono amleticamente le sorti del mondo, che si immaginano salvatori Nav’i di mondi dimenticati mentre il bimbominkia di fianco sta usando senza accorgersene cinque dispositivi alla volta.

Ma mi sta pure bene, basta che non tentino poi di spiegarci come funziona la cosa: cioè vvedi, Internet è un’interconnessione globbale pazzesca, cioè tu stai a Beirut e chatti con uno de Stoccolma, ma non è incredibbile? Cioè siamo un popolo trooppo oltre che non guarda la televisione ma cerca la verità, siamo troppo informati non ci puoi fregare perchè siamo troppo fighi.

Tutto questo amore idealizzato è patetico, non credo che nessuno abbia mai idealizzato un telegrafo o un telefono. La rete non è un mondo bello o brutto, è soltanto ampio. Anzi, il vezzo di identificarla con “un mondo”, “un popolo” è una cosa molto old school, quando i nostri contatti erano tutti bizzarri nicknames senza nomi e cognomi reali. Oggi non è più possibile trattare internet come qualcosa di separato, perchè è una radicata estensione del reale, uno strumento aggiuntivo che dobbiamo sfruttare senza pensarlo come  un pianeta di Pandora.

Un commento.

  1. peppe scrive:

    beh, un vecchio adagio dice: meglio tardi che mai, o no???

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