Se non avete ancora visto la sigla di True Blood, dovete riparare immediatamente.
E’ probabilmente il più bell’ opening di una serie tv che io abbia mai visto: la Louisiana in tutto il suo macabro splendore fatto di paludi, gospel, case di legno, cimiteri, ku klux klan ed esorcismi. La musica (Bad Things di Jace Everett) scorre bene su queste immagini, èd è tutto molto swamp/pulp/blues: sembra il trailer dell’ horror perfetto che ognuno di noi ha dentro il cuoricino. Certo di fronte a cotanto inizio, poi è inevitabile il declino, ma su True Blood devo ancora chiarirmi le idee ed ecco le mie due ipotesi.
1) True Blood è da vedere con una divertita e rilassata ottica tarantiniana, esercizio di stile che fa il verso ai teen movies ficcandoci dentro eccessi in quantità . Una allegra troupe con regista e operatori strafumati che si sfidano a morra per stabilire se la sequenza successiva dovrà essere horror, sesso, o droga, ricucendo la trama di volta in volta.
2) True Blood è uno squallido tentativo di piacere agli adolescenti parlando di vampiri, infarcendolo di tutti i luoghi comuni del genere per rempire puntate altrimenti prive di mordente.
Riconosco che il confine tra le ipotesi 1 e 2 può apparire sottile quanto invalicabile, ma il fatto che mi abbia provocato il dubbio gioca a suo favore. Mi esprimerò dopo aver visto qualche altra puntata, per ora ecco Bad Things e un suggerimento letterario: E l’asina vide l’angelo, misconosciuto quanto bel libro del grande Nick Cave, anch’esso incentrato su paludi, distorsioni religiose e tenebrosa provincia americana.

