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Addio Jack Bauer (24)

L’ottava stagione segna la fine di 24, una delle migliori serie tv che abbia mai visto.

Non posso dare un parere sulla lunga distanza, dato che ho scoperto questa serie recentemente e ho visto solo le prime due stagioni, ma raramente ho visto meccanismi tanto vicini alla perfezione. Parlo di ritmo, di coinvolgimento, di suspance, di far quadrare ogni volta una storia complessa e ramificata quanto inverosimile: è impossibile guardarne un solo episodio, la voglia di correre al successivo scatta automaticamente ad ogni fine puntata. Per chi non sa di cosa io stia parlando, 24 racconta le vicissitudini di Jack Bauer, agente del Counter Terrorist Unit di Los Angeles, che si trova puntualmente a dover difendere il paese da attentati di spaventosa entità. Io non sono un fan di serie poliziesche, ma sin dalla prima puntata di 24 sono entrato dentro la vicenda con la smania di conoscerne la fine.

Il segreto è in una sceneggiatura serratissima, che racconta in tempo reale le vicende. Infatti ogni stagione di 24 è composta da ventiquattro episodi, ognuno racconta un’ora della giornata (dalle 8 alle 9, dalle 9 alle 10 etc…) del potenziale attentato, eliminando qualsiasi tempo morto e sviluppando microstorie che si intrecciano nel corso della vicenda. Lo schermo viene talvolta “splittato” in più riquadri per farci vedere di volta in volta cosa stanno combinando protagonisti primari e secondari, e un orologio ci ricorda sempre quanto manca allo scadere dell’ora (e della puntata).

Probabilmente a lungo andare questo meccanismo narrativo potrebbe stancare, ma ripeto, le prime due stagioni le ho divorate come se fossero hamburger, e durante la giornata mi trovo a desiderare di guardare gli episodi successivi. Non ho idea se in questa ultima e ottava stagione Jack morirà, ma di sicuro mi mancherà.