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La Rete come una Facebook App?

Penso che il social network più famoso del mondo stia per cambiare ulteriormente e radicalmente il web, e vi spiego perchè.

All’inizio reputavo Facebook brutto (lo è ancora ma ci siamo abituati), scarno, noioso e machiavellico. Essendo un assiduo frequentatore attivo di Flickr,Youtube e altri social, non capivo dove fosse il focus della faccenda. In Flickr dal momento dell’iscrizione sei subito “engaged”, posti le tue foto, esplori in lungo e in largo i gruppi, ammiri i fotografi più capaci, hai una materia comune che favorisce i rapporti: la condivisione di immagini.

In Facebook, qualche anno fa, ti iscrivevi e fronteggiavi una pagina quasi vuota. Pochissimi i conoscenti iscritti, scarse le possibili interazioni con i gruppi, senza contare che nell’era pre-Facebook la nostra presenza in rete era contraddistinta dal nickname, cosa che rendeva difficilissimo rintracciare le persone attraverso il loro nome reale.

Eppure questo essere pagina vuota, ha creato il successo della piattaforma, asettica di per sè, ma dal potenziale illimitato una volta raggiunta la massa critica di iscritti. Oggi chi si iscrive in Facebook sa di poter contare sin da subito su una ricca mole di contatti, che non concederanno momenti di vuoto. Una scommessa rischiosa devo dire, perchè Flickr e Youtube potevano anche sopravvivere senza una mole spaventosa di utenti, era necessario un buon numero di persone attive e pubblicanti che garantissero un ricambio di contenuti. Facebook no, per essere strumento utile serve che vi siano iscritti i miei amici, colleghi, parenti, altrimenti è una pagina vuota. Il fulcro dei rapporti non sono immagini, film, gruppi musicali o passioni comuni, ma la persona, con tutta la fragilità che questo comporta, perchè una persona molto sola ritrova nel network il vuoto della vita reale (oppure si intrufola nelle vite altrui). I rapporti virtuali non sono più oggettivi  (commentiamo tutti quell’evento/opera d’arte/notizia) ma soggettivi (io do il buongiorno a te, non al mondo). La scommessa è ormai stravinta, perchè anche il più reietto degli utenti comunque parte con una dose decente di contatti da aggiungere.

E proprio il raggiungimento di questa supermassa, sta gettando le basi per la mutazione di Facebook in qualcosa di radicalmente diverso: un social network che inghiotte la rete stessa. Chi si tiene aggiornato con le ultime novità degli sviluppatori di casa Zuckerberg, sa che l’obiettivo attuale è quello di “essere in facebook anche senza entrare in facebook”. Open Graph, Facebook Connect, Social Plugins, sono solo alcune delle parole chiave di questa trasformazione. Chi sviluppa un sito oggi, perchè dovrebbe ammorbare gli utenti con procedure di registrazione, di amicizia, di condivisione, che di fatto sarebbero “chiuse”, quando già tutti questi rapporti sono presenti in Facebook? Meglio fare in modo che il proprio sito interagisca direttamente con FB, delegando a quest’ultimo l’autenticazione, la gestione dei commenti, le query che mettono in relazione utenti/gruppi/pagine, le statistiche insights e un continuo scambio di dati in e out tra sito e social. Persino le tradizionali meta tags attualmente vanno rivisitate per consentire a Facebook una migliore comprensione dei contenuti. E neanche accenno a Places, alle ricerche, ai crediti e al sistema degli ads. Un nuovo big bang che trasformerà la Rete in una gigantesca “app”?

Tutto questo è perfettamente logico: se sono amico di 500 persone, non posso andare a riconfermare questa amicizia in ogni comunità virtuale che frequento.  Non posso ricostruire una fitta serie di relazioni complesse, di gradi di separazione, di gerarchie di rapporti. I vantaggi per utenti e sviluppatori sono tantissimi, ma esiste un prezzo da pagare, ed è quello di dare una buona parte della rete in pasto a Facebook, e di dipendere dai suoi server. Una mossa a tenaglia, ma assolutamente geniale. Del resto già lo abbiamo fatto con Google, affidandogli tutte le ricerche, le email, le mappe, le statistiche. Quando il mio pc non riesce ad accedere a Google, mi sembra di non essere neanche collegato (a parte Facebook). Se tutti e due i giganti dovessero abbandonarci, la rete ricorderebbe gli scenari desertici di Mad Max.

Pensare a Google e Facebook come ad un semplice grosso numero di server gestiti da scaltre e intelligenti aziende private, potrebbe essere sbagliato. Pensiamo piuttosto al fatto che su quei server passano le più grandi concentrazioni di dati pubblici e privati del pianeta, appartenenti a centinaia di milioni di persone. Dati che sono quasi la rete stessa. Dati che, tra qualche decennio, potrebbero riassumere vite intere. Non sto dicendo di “statalizzare” Facebook, anche perchè non potrebbe esistere uno stato di riferimento, ma di cominciare a pensare a un nuovo tipo di entità superiori e transnazionali in grado di porsi queste domande. Perchè oggi il mio discorso sembra quello di un hippy psicotico, ma se nel 2020 staccano la spina a Zuckerberg perchè non ha pagato la bolletta, saranno cazzi amari, e non solo virtuali.

Quasi due anni fa scrivevo Facebook2013, un racconto distopico sulla faccenda. Dategli un’occhiata.