Il mondo dell’elettronica consumer da diversi anni tira su due fronti: l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Sembra quindi guidato da due carri che tirano in direzioni opposte, ma che in qualche modo devono relazionarsi tra loro in modo sempre più stretto.
Se il settore mobile vede gli smartphone trasformarsi in riproduttori multimediali, la stessa cosa avviene per la tecnologia da salotto rappresentata da televisori giganteschi e home theater sempre più avvolgenti. Due mondi separati, ma che hanno ormai l’obbligo di comunicare tra loro, perchè le tecnocase del 2010 non possono ospitare vasi non comunicanti. Tutto deve essere condiviso: librerie di musica, immagini, video, documenti, che non hanno più modalità di fruizione rigide ma che devono essere accessibili e riproducibili in situazioni assai diverse: il breve tragitto in metro o la maratona cinefila hd con gli amici a casa.
La centralizzazione delle risorse multimediali quindi è una parola d’ordine, che per altro perseguo anche io da tempo, ma rimango scettico sulle reali possibilità della tecnologia attuale di creare hub di contenuti accessibili da dispositivi così diversi tra loro. Faccio un esempio pratico: ieri ho collegato il mio iPhone 4 all’apposito dock Onkyo, in modo da poter ascoltare le mie playlist sui 750 watt dell’ampli casalingo e guardare video sul tv 46 pollici. Un’esperienza ovviamente inutile, dato che i contenuti compressi che su un telefono fanno scintille, su un home theater rivelano la loro piccolezza.
Ma d’altro canto è impossibile fare il contrario, ovvero sincronizzare le mie cartelle multimediali verso il telefono, dato che gli effettivi 14 giga dell’ iPhone non riuscirebbero a contenere neanche una microparte della mia collezione audio video. Quindi cosa faccio? Mi tocca avere una libreria con file audio .flac o .wav e file video da decine di giga da dare in pasto al big boy e una mini libreria di mp3 compressi e video alla youtube per uso mobile? Mi toccherebbe quindi sdoppiare e riconvertire la mia library in funzione del dispositivo da usare, ed è quanto di più lontano dal mio concetto di hub centralizzato.
Da qui non si scappa, il collo di bottiglia è insuperabile. Certo io sono un talebano, e la persona di buon senso sicuramente non ha problemi ad avere la sua collezione casalinga e a sincronizzare sul telefono solo le cose che temporaneamente gli servono, per poi sostituirle di continuo. Ma non è una risposta “pulita”, e la trovo concettualmente antidiluviana. Il problema è piuttosto la mancanza di una vera banda larga, perchè sono fermamente convinto che le nostre librerie debbano vivere in remoto, e quindi essere accessibili ovunque noi ci troviamo. Riempirci le case di hard disk e Nas non è moderno, farci le copie in mp3 da portarci dietro su mobile non è moderno: ora che i dispositivi sono tutti interconnessi e in grado di riprodurre più o meno gli stessi formati, non ha più senso tenersi “dentro casa” la biblioteca di Babele e in viaggio prepararsi la valigetta con lo stretto necessario.
Trovo molto utili strumenti come DropBox che permettono di creare serbatoi condivisi, consultabili anche offline, che instantaneamente sincronizzano via web tutti i file sui nostri pc/telefoni, ma anche in questo caso siamo costretti a creare copie di librerie che occupano spazio su ogni dispositivo, e comunque non riusciremo a sincronizzare file di grosse dimensioni con facilità (infatti DropBox è utile per i documenti casa/lavoro più che per il multimedia). Se invece ci fosse una vera banda larga, non dovremmo creare nessuna copia, ma solo accedere ai nostri contenuti e riprodurli senza nessun ingombro, senza bisogno di millemila giga, senza stanzini pieni di hard disk, chiavette, card e compagnia bella. E a seconda del dispositivo, il file potrebbe essere automaticamente “streammato” in modo variabile: full rate su un pc potente, compresso su un netbook, ultracompresso su uno smartphone, etc.. Immaginiamo una sorta di iTunes intelligente, e condivisibile con amici, parenti, colleghi (mi piacerebbe poter estendere questa variabilità anche ai giochi, ma è una battaglia persa in partenza almeno per i prossimi cinque anni credo).
E aggiungerei che altrettanto obsoleto è dover pagare più di una connessione dati: io attualmente ho una flat Alice per il router wi-fi di casa, una chiavetta Wind per il netbook che mi serve per il lavoro, un contratto Tre per l’ iPhone, ma vi pare una cosa sensata? Non arrivo a sostenere come Wired che internet sia un diritto universale, dato che di priorità ce ne sono tante e più serie, ma mi sembra che dopo tanti anni di esistenza della rete, ancora siamo vittime dei furbetti del quartierino (le Telco) che riescono a farci pagare tre volte la stessa cosa offrendoci in cambio linee che neanche si avvicinano ai parametri promessi. E come pensiamo di far decollare un’economia importante come quella legata al net? Con gli spot di Totti e Belen? Scusate se sono andato off topic.

