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Se telefonando


E’ risaputo che di necessità occorre fare virtù. E questo è il leit motiv che sta rivoluzionando l’industria dell’elettronica portatile, dagli smartphones ai tablet, in termini di investimento su interfacce, user experience, usabilità dei dispositivi.

La necessità di potenziare dispositivi tascabili, rendendoli capaci di utilizzi nuovi e potenti senza minarne la tascabilità è la molla che sta muovendo il mondo hi tech. Proviamo a riflettere un attimo: di quanto è cambiata la nostra esperienza su pc negli ultimi vent’anni? Avevamo mouse e tastiera e monitor, e abbiamo ancora adesso mouse, tastiera e monitor. Si, magari non abbiamo il mouse con la pallina e lo schermo adesso è piatto, o la tastiera ha perso i fili, ma in fondo non è cambiato molto: le innnovazioni hanno caratterizzato di più sistemi operativi e software e il fisiologico aumento esponenziale di memorie e frequenze dei processori, ma non possiamo parlare di evoluzioni assolutamente radicali nell’elettronica desktop, tenendo conto che vent’anni nell’informatica sono ere ed ere geologiche.

Proviamo invece a paragonare un cellulare cool del 2010 ad un cellulare, non dico di vent’anni fa, ma di soli cinque o sei anni fa. Sarà evidente, anche ad un solo approccio esteriore, di trovarci di fronte a due parenti molto lontani tra loro, e se dovessimo anche sciorinare le caratteristiche tecnologiche degli ultimi modelli non esisterebbe proprio gara perché di fatto stiamo guardando a due strumenti diversi, che fanno cose diverse. Uno smartphone moderno forse sarebbe più corretto paragonarlo con i “vecchi” palmari o con quei telefoni usati da un’utenza business, ma ormai il teenager usa strumenti non meno potenti di quelli usati dal top manager (ed è anche disposto a spendere le stesse cifre che spende il manager per possederli).

Il telefono serve per telefonare

Non di rado mi capita di sentire la frase “ma il telefono in fondo serve per telefonare”, curiosamente detta da chi magari sta impugnando smartphone di ultima generazione. Un telefono sì, oserei dire, ma quello che hai in mano non si può chiamare telefono. E’ un dispositivo che può eseguire una varietà di applicazioni, una delle quali si chiama telefono ed è contrassegnata generalmente dal simbolo di una cornetta verde, e potrebbe non essere nemmeno l’applicazione di utilizzo principale. Io attualmente uso un iPhone per telefonare, leggere e scrivere email, aprire allegati, scattare foto, girare video, controllare il conto in banca e fare bonifici, gestire quello paypal, navigatore satellitare, giocare, visualizzare siti internet, condividere cose sui social networks, sapere che bus prendere, usare la torcia quando c’è un blackout, condividere documenti lavorativi con Dropbox, misurarmi il battito del cuore, ascoltare musica, suonare, consultare agenda e rubrica, scannerizzare documenti, guardare l’ora e usare la sveglia, acquistare biglietti del treno, leggere libri e quotidiani, sapere cosa fanno in tv, registrare memo vocali o tradurli in testo, sapere sempre dove sono su mappa, usare la bussola, usare la livella, consultare il meteo, ho già detto giocare? E sicuramente altra gente userà un sacco di applicazioni a me ignote o che non mi servono. Sicuri che stiamo ancora parlando di telefoni?

Questa radicale trasformazione delle possibilità dell’ oggetto ha imposto un gigantesco sforzo per rendere possibili utilizzi molteplici su dispositivi che tra le proprie caratteristiche devono vantare portabilità, leggerezza, dimensioni ridotte (e perché no, anche gradevolezza estetica, come Apple ben insegna). Se fino a pochi anni fa il display di un cellulare serviva a visualizzare la rubrica telefonica, al massimo qualche email e rudimentali giochini java, oggi un display poco più grande viene usato per fare tutto quanto descritto sopra. Oggi la maggior parte degli smartphones adotta degli schermi touch screen, in modo da non rubare spazio prezioso con una tastiera fisica, che per altro sarebbe meno comoda. Ma passi da gigante stanno facendo tecnologie come il riconoscimento vocale (provate la comodità di dettare messaggi ed email con applicazioni quale Dragon Dictation, o effettuare ricerche su internet tramite la ricerca vocale di Google Mobile), o la realtà aumentata che consente di ottenere dati semplicemente inquadrando con la fotocamera il mondo che ci circonda. Certo, siamo ancora in una fase di definizione degli standard, e si sta sperimentando sia a livello di dimensioni (iPad? Galaxy Tab?) ma anche a livello di tecnologia del display (Amoled? Retina?).

Umano, troppo umano

Questo è in fondo il bello di questo momento, perché la spinta concorrenziale è fortissima, e quindi si vedono novità anche di una certa rilevanza saltare fuori con frequenza impensabile. Il limite, come già espresso in altri post, è davvero l’essere umano con i suoi ovvi limiti sensoriali. Diciamo che quindi mentre in passato era la tecnologia a imporre i propri limiti, adesso che questi sembrano superati, le cose si ribaltano. Quindi in questa fase è pur vero che è l’utente a doversi ancora “sforzare” per adattarsi al dispositivo perché ancora non esistono standard definiti (ad esempio secondo me la lettura su telefono di testi lunghi è improponibile con le dimensioni del display di un iPhone o equivalente, per i videogiochi su mobile si stanno offrendo alternative con tilt e il giroscopio piuttosto che con i pollicioni che rubano mezzo schermo) ma con l’esperienza, la pratica e la diffusione, sicuramente i dispositivi subiranno altre trasformazioni per assecondare ancora meglio il loro utilizzatore “umano”.

Anche dal lato sofware abbiamo visto il boom delle App, ovvero applicazioni (giochi, notizie, interfacce con siti internet) pensate per una user experience mobile, e il loro successo ha addirittura fatto parlare di “morte del web”, per via di una maggiore semplicità e immediatezza d’uso, e per i contenuti “pushati” direttamente all’utente. Personalmente non credo che le app andranno a sostituire integralmente un’esperienza complessa e vasta come quella della tradizionale navigazione web, e non mi piace questo impoverimento del modo di intendere la rete (la semplicità non può essere l’unico metro per stabilire valore), ma staremo a vedere come si evolve il mercato.

Un futuro dal sapore cyber

Dal mio punto di vista, se posso ipotizzare scenari da futuro prossimo, lo smartphone è destinato a cambiamenti ancora più radicali. Invece che lottare contro le ristrette dimensioni dei display da tenere in tasca, mi sembra più plausibile ragionare in termini di occhiali potenziati (eh già, era già stato tutto prototipato negli anni ottanta ma era troppo presto). Già esistono occhiali per iPhone in grado di simulare la visuale di un display di 60 pollici. Solo in questo modo potrò davvero guardare un film agevolmente, oppure visualizzare indicazioni stradali, tradurre in real time cartelli e testi, compiere un riconoscimento di facce e luoghi. Se uniamo tutto questo a cuffie e microfono, comandi vocali innovativi, secondo me potremo riuscire a fare quasi tutto quello che ora facciamo con il touch screen. Dettare e ascoltare email, richiamare numeri, ascoltare notizie, tenendo le mani libere e senza doverci sforzare a leggere gli schermi, magari sotto il sole di mezzogiorno, insomma parliamo di tecnologia Wearable. Ovviamente tutto sarà fruibile in Cloud, senza le noiose memorie fisiche che troppo spesso ci tocca portarci dietro.

Non dico niente di nuovo, il cinema e la letteratura cyberpunk hanno già dato vita a queste fantasie, ma ora siamo vicinissimi a tramutarle in realtà, e in realtà subito adottabili da un numero enorme di utenti, impensabile fino a soli due anni fa. E’ strano pensare ad una qualunque via cittadina percorsa da persone che stanno vedendo e ascoltando realtà diverse, e a me stupisce ancora guardare chi conduce conversazioni animate via auricolare dando un’impressione di leggera follia, ma questa è la via, e già ogni adolescente del pianeta non fa un passo senza cuffiette nelle orecchie. A parte il discorso tecnologico, ci saranno implicazioni sociali in questa mutazione? Ovviamente sì, e ne parleremo nel prossimo post.