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	<title>Marco Mattioli &#187; Geek</title>
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	<description>social media, zombie e cyberpunk</description>
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		<title>A Steve Jobs</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 05:37:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so quasi niente su Steve Jobs, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di Pirati della Silicon Valley. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna. Grazie al successo di iPhone (ma ovviamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="jobs" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs.png" alt="" width="530" height="200" /></a><br />
Non so quasi niente su <strong>Steve Jobs</strong>, non sono mai stato un fan sfegatato della Mela, e mi sono addormentato durante la visione di <strong>Pirati della Silicon Valley</strong>. Ma non occorre conoscere la sua biografia per sapere quanto la sua presenza sia stata fondamentale nella storia della tecnologia moderna.<span id="more-1366"></span><br />
Grazie al successo di<strong> iPhone </strong>(ma ovviamente non solo), Steve Jobs è diventato un&#8217;icona nota ben al di la del mondo dell&#8217;informatica. Se posso azzardare, forse una delle poche icone fino a ieri viventi, in un mondo contemporaneo ormai privo di figure di riferimento.</p>
<p>Icona perchè in un mondo definitivamente globalizzato e multinazionalizzato, la figura di Jobs si è sempre totalmente identificata con quella della sua azienda, dei suoi prodotti, delle sue innovazioni. Quello che molti decenni or sono accadeva anche da noi con Enzo Ferrari, o Gianni Agnelli, e pochi decenni or sono con i vari stilistoni di riferimento, ma con una cassa di risonanza enormemente più grande e amplificata. Identificare totalmente un uomo con la sua azienda: abitudine che sembra lontana nel tempo in un mondo di amministratori delegati anonimi e intercambiabili, banche onnipotenti, ramificazioni societarie intercontinentali e imperscrutabili.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1375" title="jobs1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/10/jobs1.jpg" alt="" width="229" height="220" /></a>La maggior parte di noi ignora i nomi dei &#8220;capi&#8221; di Google, Twitter, Nike, fatta solo eccezione per Zuckerberg, la quale storia e carisma però non sono paragonabili con quelli del buon Steve. Bill Gates è un nome evergreen, ma da tempo non è più stretto sinonimo di Microsoft. Rimaneva Jobs a umanizzare il mondo delle multinazionali, con il suo look improbabile e l&#8217;aura del visionario, figura sospesa tra l&#8217;architetto e lo scienziato, tra lo smanettone e il designer. L&#8217;uomo che dava l&#8217;assoluta percezione di aver generato i suoi prodotti direttamente dal grembo, di averli pensati, progettati e costruiti con le sue mani.</p>
<p>La sua morte rischia di calare una mazza ferrata su Apple, e il basso profilo del <strong>Keynote</strong> di ieri ne è stata l&#8217;avvisaglia. E se posso azzardare una sentenza delirante, sarei contento che la morte di Steve Jobs causasse una crisi del marchio. Perchè se dobbiamo scomodare la parola &#8220;genio&#8221;, allora è giusto che senza l&#8217;apporto di un essere umano tanto speciale, l&#8217;azienda ne risenta in modo drammatico. E&#8217; dannatamente giusto, se no diamo ragione agli amministratori delegati intercambiabili ed al concetto di azienda che sopravvive indifferente agli umani che l&#8217;hanno creata e gestita usando ogni ora del proprio tempo e ogni neurone del proprio intelletto.</p>
<p>Ovviamente questo non succederà, dato che Apple è una multinazionale avanzata, oliatissima e programmata da tempo per sopravvivere a questa morte annunciata, ma in una mia romantica e ingenua visione avrei visto il transatlantico bianco immergersi nelle acque per inseguire il suo Capitano.</p>
<p>Tutto questo verrà smentito tra un anno, al prossimo <strong>Keynote,</strong> quando iPhone 5, i nuovi iPad e Mac ci proporranno (ne sono certo) un tale corredo di innovazioni preparate con cura per farci dimenticare la perdita. In Apple si sapeva delle condizioni di Jobs, e per questo sarebbe stato fuori luogo battere oggi la grancassa di mirabolanti nuovi prodotti con un Keynote da parata brasiliana. Secondo me hanno volutamente congelato i piatti principali, aspettando, dopo il tempo del lutto, di dimostrare con vigore che Apple potrà vivere bene anche da orfana. Su questa scommessa si basa l&#8217;intero futuro dell&#8217;azienda, che oggi deve guardarsi da una concorrenza veloce e pronta ad aggredire il trono.</p>
<p>Addio Steve Jobs, da un ammiratore. Faremo in modo di spedirti il prossimo modello di iPhone, e se non ti piace, fulmina i tuoi successori: noi capiremo.</p>
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		<title>Se telefonando</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 07:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ risaputo che di necessità occorre fare virtù. E questo è il leit motiv che sta rivoluzionando l’industria dell’elettronica portatile, dagli smartphones ai tablet, in termini di investimento su interfacce, user experience, usabilità dei dispositivi. La necessità di potenziare dispositivi tascabili, rendendoli capaci di utilizzi nuovi e potenti senza minarne la tascabilità è la molla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/smartphones3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1179" title="smartphones" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/smartphones3.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a><br />
E’ risaputo che di necessità occorre fare virtù. E questo è il leit motiv che sta rivoluzionando l’industria dell’elettronica portatile, dagli smartphones ai tablet, in termini di investimento su interfacce, user experience, usabilità dei dispositivi.<span id="more-1172"></span></p>
<p>La necessità di potenziare dispositivi tascabili, rendendoli capaci di utilizzi nuovi e potenti senza minarne la tascabilità è la molla che sta muovendo il mondo hi tech. Proviamo a riflettere un attimo: di quanto è cambiata la nostra esperienza su pc negli ultimi vent’anni? Avevamo mouse e tastiera e monitor, e abbiamo ancora adesso mouse, tastiera e monitor. Si, magari non abbiamo il mouse con la pallina e lo schermo adesso è piatto, o la tastiera ha perso i fili, ma in fondo non è cambiato molto: le innnovazioni hanno caratterizzato di più sistemi operativi e software e il fisiologico aumento esponenziale di memorie e frequenze dei processori, ma non possiamo parlare di evoluzioni assolutamente radicali nell’elettronica desktop, tenendo conto che vent&#8217;anni nell&#8217;informatica sono ere ed ere geologiche.</p>
<p>Proviamo invece a paragonare un cellulare cool del 2010 ad un cellulare, non dico di vent’anni fa, ma di soli cinque o sei anni fa. Sarà evidente, anche ad un solo approccio esteriore, di trovarci di fronte a due parenti molto lontani tra loro, e se dovessimo anche sciorinare le caratteristiche tecnologiche degli ultimi modelli non esisterebbe proprio gara perché di fatto stiamo guardando a due strumenti diversi, che fanno cose diverse. Uno smartphone moderno forse sarebbe più corretto paragonarlo con i &#8220;vecchi&#8221; palmari o con quei telefoni usati da un’utenza business, ma ormai il teenager usa strumenti non meno potenti di quelli usati dal top manager (ed è anche disposto a spendere le stesse cifre che spende il manager per possederli).</p>
<p><strong>Il telefono serve per telefonare</strong></p>
<p>Non di rado mi capita di sentire la frase “ma il telefono in fondo serve per telefonare”, curiosamente detta da chi magari sta impugnando smartphone di ultima generazione. Un telefono sì, oserei dire, ma quello che hai in mano non si può chiamare telefono. E’ un dispositivo che può eseguire una varietà di applicazioni, una delle quali si chiama telefono ed è contrassegnata generalmente dal simbolo di una cornetta verde, e potrebbe non essere nemmeno l’applicazione di utilizzo principale. Io attualmente uso un iPhone per telefonare, leggere e scrivere email, aprire allegati, scattare foto, girare video, controllare il conto in banca e fare bonifici, gestire quello paypal, navigatore satellitare, giocare, visualizzare siti internet, condividere cose sui social networks, sapere che bus prendere, usare la torcia quando c’è un blackout, condividere documenti lavorativi con Dropbox, misurarmi il battito del cuore, ascoltare musica, suonare, consultare agenda e rubrica, scannerizzare documenti, guardare l’ora e usare la sveglia, acquistare biglietti del treno, leggere libri e quotidiani, sapere cosa fanno in tv, registrare memo vocali o tradurli in testo, sapere sempre dove sono su mappa, usare la bussola, usare la livella, consultare il meteo, ho già detto giocare? E sicuramente altra gente userà un sacco di applicazioni a me ignote o che non mi servono. Sicuri che stiamo ancora parlando di telefoni?</p>
<p>Questa radicale trasformazione delle possibilità dell’ oggetto ha imposto un gigantesco sforzo per rendere possibili utilizzi molteplici su dispositivi che tra le proprie caratteristiche devono vantare portabilità, leggerezza, dimensioni ridotte (e perché no, anche gradevolezza estetica, come <strong>Apple</strong> ben insegna). Se fino a pochi anni fa il display di un cellulare serviva a visualizzare la rubrica telefonica, al massimo qualche email e rudimentali giochini java, oggi un display poco più grande viene usato per fare tutto quanto descritto sopra. Oggi la maggior parte degli smartphones adotta degli schermi touch screen, in modo da non rubare spazio prezioso con una tastiera fisica, che per altro sarebbe meno comoda. Ma passi da gigante stanno facendo tecnologie come il riconoscimento vocale (provate la comodità di dettare messaggi ed email con applicazioni quale <strong>Dragon Dictation</strong>, o effettuare ricerche su internet tramite la ricerca vocale di <strong>Google Mobile</strong>), o la realtà aumentata che consente di ottenere dati semplicemente inquadrando con la fotocamera il mondo che ci circonda. Certo, siamo ancora in una fase di definizione degli standard, e si sta sperimentando sia a livello di dimensioni (iPad? Galaxy Tab?) ma anche a livello di tecnologia del display (Amoled? Retina?).</p>
<p><strong>Umano, troppo umano</strong></p>
<p>Questo è in fondo il bello di questo momento, perché la spinta concorrenziale è fortissima, e quindi si vedono novità anche di una certa rilevanza saltare fuori con frequenza impensabile. Il limite, come già espresso in altri post, è davvero l’essere umano con i suoi ovvi limiti sensoriali. Diciamo che quindi mentre in passato era la tecnologia a imporre i propri limiti, adesso che questi sembrano superati, le cose si ribaltano. Quindi in questa fase è pur vero che è l’utente a doversi ancora “sforzare” per adattarsi al dispositivo perché ancora non esistono standard definiti (ad esempio secondo me la lettura su telefono di testi lunghi è improponibile con le dimensioni del display di un iPhone o equivalente, per i videogiochi su mobile si stanno offrendo alternative con tilt e il giroscopio piuttosto che con i pollicioni che rubano mezzo schermo) ma con l’esperienza, la pratica e la diffusione, sicuramente i dispositivi subiranno altre trasformazioni per assecondare ancora meglio il loro utilizzatore “umano”.</p>
<p>Anche dal lato sofware abbiamo visto il boom delle App, ovvero applicazioni (giochi, notizie, interfacce con siti internet) pensate per una user experience mobile, e il loro successo ha addirittura fatto parlare di “morte del web”, per via di una maggiore semplicità e immediatezza d’uso, e per i contenuti “pushati” direttamente all’utente. Personalmente non credo che le app andranno a sostituire integralmente un’esperienza complessa e vasta come quella della tradizionale navigazione web, e non mi piace questo impoverimento del modo di intendere la rete (la semplicità non può essere l’unico metro per stabilire valore), ma staremo a vedere come si evolve il mercato.</p>
<p><strong>Un futuro dal sapore cyber</strong></p>
<p>Dal mio punto di vista, se posso ipotizzare scenari da futuro prossimo, lo smartphone è destinato a cambiamenti ancora più radicali. Invece che lottare contro le ristrette dimensioni dei display da tenere in tasca, mi sembra più plausibile ragionare in termini di occhiali potenziati (eh già, era già stato tutto prototipato negli anni ottanta ma era troppo presto). Già esistono <a href="http://www.iphoneitalia.com/occhialini-virtual-screen-mobile-cinema-glasses-per-visualizzare-le-immagini-fino-a-48-pollici-164492.html">occhiali per iPhone</a> in grado di simulare la visuale di un display di 60 pollici. Solo in questo modo potrò davvero guardare un film agevolmente, oppure visualizzare indicazioni stradali, tradurre in real time cartelli e testi, compiere un riconoscimento di facce e luoghi. Se uniamo tutto questo a cuffie e microfono, comandi vocali innovativi, secondo me potremo riuscire a fare quasi tutto quello che ora facciamo con il touch screen. Dettare e ascoltare email, richiamare numeri, ascoltare notizie, tenendo le mani libere e senza doverci sforzare a leggere gli schermi, magari sotto il sole di mezzogiorno, insomma parliamo di tecnologia <strong>Wearable</strong>. Ovviamente tutto sarà fruibile in Cloud, senza le noiose memorie fisiche che troppo spesso ci tocca portarci dietro.</p>
<p>Non dico niente di nuovo, il cinema e la letteratura cyberpunk hanno già dato vita a queste fantasie, ma ora siamo vicinissimi a tramutarle in realtà, e in realtà subito adottabili da un numero enorme di utenti, impensabile fino a soli due anni fa. E’ strano pensare ad una qualunque via cittadina percorsa da persone che stanno vedendo e ascoltando realtà diverse, e a me stupisce ancora guardare chi conduce conversazioni animate via auricolare dando un’impressione di leggera follia, ma questa è la via, e già ogni adolescente del pianeta non fa un passo senza cuffiette nelle orecchie. A parte il discorso tecnologico, ci saranno implicazioni sociali in questa mutazione? Ovviamente sì, e ne parleremo nel prossimo post.</p>
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		<title>GeekJob: un modo social di trovare lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 15:22:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo qualche mese di lavoro in background, ecco a voi GeekJob: uno strumento nuovo di zecca per aiutare chi è alla ricerca di un lavoro web o informatico, altrimenti definito &#8220;geek&#8221;. Di cosa tratta e a chi si rivolge? GeekJob ospita annunci lavorativi, sia inseriti dagli utenti che trovati in rete. Grazie ad una profonda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-924" title="geek1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek1.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Dopo qualche mese di lavoro in background, ecco a voi <a href="http://www.geekjob.it">GeekJob</a>: uno strumento nuovo di zecca per aiutare chi è alla ricerca di un lavoro web o informatico, altrimenti definito &#8220;geek&#8221;.</p>
<p><span id="more-921"></span>Di cosa tratta e a chi si rivolge? GeekJob ospita annunci lavorativi, sia inseriti dagli utenti che trovati in rete. Grazie ad una profonda integrazione con <strong>Facebook,</strong> possiamo vedere quali annunci sono piaciuti o sono stati condivisi o pubblicati dai nostri amici, possiamo pubblicarne di nostri, possiamo impostare i nostri criteri di ricerca (web designer, roma) e ricevere gli annunci direttamente sul nostro profilo Facebook al momento della loro pubblicazione.  Tutto questo <strong>senza doversi registrare</strong> (ci si connette tramite FB), e senza che il sistema conservi neanche un nostro dato sensibile dato che viene tutto chiesto al volo al social network più famoso del mondo.</p>
<p><strong>Un esempio di naturale &#8220;hit parade&#8221; degli annunci più graditi:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-929" title="geek3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek3.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Il web è ammorbato dall&#8217;e-recruiting spazzatura, questo è un dato di fatto. Ci tocca iscriverci a mille siti diversi, accettare milioni di email di spam, acconsentire a dare i nostri dati a mezzo mondo pur di arrivare a vedere un annuncio, che nel migliore dei casi prevederà un compenso cinese in cambio di competenze degne del MIT (sempre che non sia un avveniristico stage fatto dal fotografo che realizza siti nel retrobottega). Questo perchè la ricerca di lavoro è sempre stata vissuta come un atto solitario, dove condividere è equivalente a &#8220;farsi soffiare un&#8217;occasione&#8221;, e quindi senza mai cercare un confronto con persone accomunate dalle nostre stesse esigenze e professionalità. Ma quest&#8217;ottica ha mai pagato? Decisamente no, se le offerte di lavoro in giro oggi sono quello che sono, tant&#8217;è che ti accorgi presto che a girare sono sempre le stesse, che rispuntano fuori ogni tot giorni con data aggiornata e titolo leggermente variato.</p>
<p><strong>Per ogni proposta vengono evidenziate graficamente le competenze richieste:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-929" title="geek3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/geek2.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p><a href="http://www.geekjob.it/">GeekJob</a> non cambierà questa situazione, e nello stato in cui versa il nostro paese, nessuno sembra aver intenzione di farlo. Però possiamo creare uno spazietto di auto-aiuto, dove tutti noi contribuiamo segnalando annunci veri, interessanti, o almeno &#8220;piacendo&#8221; e condividendo quelli che vi sembrano migliori, in modo da farli emergere. Dal conto nostro abbiamo messo sbarramenti, blacklist, nonchè un controllo manuale post pubblicazione (quando possibile) e ogni giorno cerchiamo di trovare qualcosa di buono da segnalare e di rimuovere le erbacce.</p>
<p>Ma ci serve il <strong>vostro aiuto</strong>, con semplici segnalazioni pubblicate, o anche con un &#8220;mi piace&#8221; in più su un annuncio valido, che faccia capire al visitatore che c&#8217;è del buono. Se raggiungiamo la massa critica, le nostre azioni avranno un peso, e magari domani le aziende &#8220;buone&#8221; inseriranno gli annunci direttamente qui, fornendo garanzie di qualità che ora non possiamo chiedere. Io penso che &#8220;si può fare&#8221;, e se la cosa vi piace ogni tipo di partecipazione sarà enormemente gradita.</p>
<p>Web: <a href="http://www.geekjob.it">http://www.geekjob.it<br />
</a>Facebook:<a href="http://www.facebook.com/pages/GeekJob/160021587347736"> http://www.facebook.com/pages/GeekJob/160021587347736<br />
</a>Twitter: <a href="http://twitter.com/geekjobit">http://twitter.com/geekjobit</a></p>
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		<title>Apple Store Covent Garden: le mie foto</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 06:56:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Appena tornato da Londra, vi pubblico le foto dell&#8217;Apple Store di Covent Garden, aperto il 7 agosto. Come saprete, il mercato di Covent Garden è un grazioso angolo liberty del centro londinese, che ospita bancarelle, negozi ed esibizioni quotidiane di artisti di strada. Per questo il nuovissimo store, pur essendo il più grande del mondo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore3.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-877" title="applestore" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Appena tornato da Londra, vi pubblico le foto dell&#8217;Apple Store di Covent Garden, aperto il 7 agosto.<br />
<span id="more-863"></span><br />
Come saprete, il mercato di <strong>Covent Garden</strong> è un grazioso angolo liberty del centro londinese, che ospita bancarelle, negozi ed esibizioni quotidiane di artisti di strada. Per questo il nuovissimo store, pur essendo il più grande del mondo, non è eccessivamente &#8220;impattante&#8221; nell&#8217;estetica circostante: si colloca in un edificio del 1800 e da fuori (a parte la lunga coda) si riconosce solo per piccole insegne nere con la famosa mela. La coda (le foto non rendono la sua lunghezza) non è per entrare a visitare lo store ma per acquistare il nuovo <strong>iPhone 4</strong>, che ovviamente va a ruba e che in tutti gli altri negozi di telefonia londinese mi è sembrato non ancora disponibile, non so se perchè non è ancora stato distribuito o se per prematuro sold out.</p>
<p>Ecco una piccola parte della coda:</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-874" title="applestore1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore11.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-873" title="applestore8" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore8.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Una parentesi: a Londra l&#8217; iPhone ce l&#8217;hanno tutti, ma davvero tutti, mi è sembrato addirittura di notarlo tra le mani di un barbone, comunque basta entrare in un bus per vedersi circondare da rapidissimi smanettatori. Non sono riuscito a scattare la foto ad una signora musulmana in <strong>burqa</strong>, interamente coperta di nero ad eccezione degli occhi, che usciva trionfalmente dall&#8217;Apple Store con l&#8217;amato bene tecnologico: una interessante contraddizione dei nostri tempi.</p>
<p>Tornando a noi, il negozio è completamente a vista, grazie ad enormi vetrine, e si sviluppa su tre livelli. Al piano terra trionfano i Mac, e tutte le postazioni sono connesse ad internet e quindi prese d&#8217;assalto (principalmente ad uso Facebook).</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-867" title="applestore2" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore2.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><img title="applestore3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore3.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Sempre a piano terra ma nello spazio retrostante troviamo decine di iPhone 4 e iPad, tutti a piena disposizione del pubblico. Gli addetti sono tanti e molto solerti: se una persona disabile ha problemi a usare un iPad per il cavo antifurto troppo corto, subito le forniscono il loro iPad senza cavo che quindi può essere maneggiato più agevolmente. Nei piani superiori ci sono oltre gli iPhone anche gli <strong>iPod</strong>, con tutti i tipi di speakers e cuffie immaginabili, le borse da trasporto, il grande <strong>Genius Bar</strong> dove lo staff ti aiuta in tutte le domande tecniche, i tavoli riservati ai workshops, dove gli esperti illustrano le caratteristiche dei nuovi prodotti.</p>
<p>Vista dai piani superiori:</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-869" title="applestore4" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore4.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore9.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-881" title="applestore9" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore9.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-870" title="applestore5" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore5.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p>Alcuni workshops:</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore6.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-871" title="applestore6" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore6.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore7.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-872" title="applestore7" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/applestore7.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
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		<title>I social networks sono già vintage</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 09:05:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questi ads vintage creati dall&#8217;agenzia brasiliana Moma, e pubblicati da Geekologie sono semplicemente meravigliosi. Se avete mai giocato a Bioshock o a Fallout non potrete non provare un brividino con queste atmosfere anni &#8217;50. E probabilmente tra quindici o vent&#8217;anni percepiremo in questo modo i social networks attuali che oggi ci appaiono così up to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/vintage.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-860" title="vintage" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/vintage.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Questi ads vintage creati dall&#8217;agenzia brasiliana<strong> Moma</strong>, e pubblicati da <a href="http://www.geekologie.com/2010/08/these_tubes_are_old_vintage_we.php">Geekologie</a> sono semplicemente meravigliosi.</p>
<p><span id="more-857"></span>Se avete mai giocato a <strong>Bioshock </strong> o a <strong>Fallout</strong> non potrete non provare un brividino con queste atmosfere anni &#8217;50. E probabilmente tra quindici o vent&#8217;anni percepiremo in questo modo i social networks attuali che oggi ci appaiono così up to date.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.geekologie.com/2010/08/06/vintage-ad-1.jpg" alt="" width="450" height="606" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.geekologie.com/2010/08/06/vintage-ad-2.jpg" alt="" width="450" height="606" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.geekologie.com/2010/08/06/vintage-ad-3.jpg" alt="" width="450" height="605" /></p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.geekologie.com/2010/08/06/vintage-ad-4.jpg" alt="" width="450" height="602" /></p>
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		<title>Organizziamo i nostri torrent</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 17:50:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scaricare torrent senza metodo rischia di trasformare in poco tempo il nostro hard disk in una giungla salgariana, ma possiamo rimediare velocemente. In realtà bastano pochi accorgimenti, per altro nativi almeno in uTorrent, per ottimizzare la distribuzione dei nostri downloads. Allora, sicuramente il primo passo da fare è quello di usare una cartella separata per i file [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-762" title="torrent3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent3.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Scaricare torrent senza metodo rischia di trasformare in poco tempo il nostro hard disk in una giungla salgariana, ma possiamo rimediare velocemente.</p>
<p><span id="more-754"></span></p>
<p>In realtà bastano pochi accorgimenti, per altro nativi almeno in <strong>uTorrent</strong>, per ottimizzare la distribuzione dei nostri downloads. Allora, sicuramente il primo passo da fare è quello di usare una cartella separata per i file in scaricamento e una per quelli completati. Questa operazione è fondamentale, immaginate il seguente scenario: i vostri torrent finiscono su un hard disk accessibile in rete a vari computer. Come fate a sapere se il file che vedete è già completo, o se è ancora in scaricamento?</p>
<p>Andiamo in <strong>Opzioni/Impostazioni/Cartelle</strong> e indichiamo di mettere i nuovi download nella cartella &#8220;incompleti&#8221; (se non esiste possiamo crearla direttamente in questo passaggio), e una volta completati di spostarli in &#8220;completi&#8221;, così non potremo mai sbagliare. Sempre in questa schermata, spuntiamo anche il check &#8220;Aggiungi l&#8217;etichetta del torrent&#8221;, tra poco vediamo il perchè.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-759" title="torrent1" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent11.jpg" alt="" width="517" height="183" /></a></p>
<p>Ancora non abbiamo risolto il problema di smistare file musicali, video, testi, software, eccetera. Niente paura, uTorrent è brillante anche in questo:</p>
<p>andiamo in <strong>Opzioni/Impostazioni/Avanzate/Extras IU</strong></p>
<p>nel campo <strong>Etichette persistenti</strong> indichiamo, separate dal simbolo |  le categorie di file che usualmente scarichiamo, esempio: film|serietv|giochi|musica|software</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-760" title="torrent2" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/torrent2.jpg" alt="" width="517" height="183" /></a></p>
<p>Siamo a posto. D&#8217;ora in poi quando mettiamo un file in scaricamento clicchiamolo col tasto destro e alla voce <strong>etichetta</strong> selezioniamo una di quelle presenti, ad esempio &#8220;musica&#8221;. Quando il file sarà completato, finirà nella cartella &#8220;completati&#8221;, e nella sottocartella &#8220;musica&#8221; che verrà creata automaticamente al completamento del primo file con quell&#8217;etichetta. In questo modo i file saranno già organizzati per il vostro front end,  ad esempio <strong>Media Portal</strong> (dove ovviamente avremo indicato in precedenza l&#8217;albero delle cartelle che ospitano i file multimediali).</p>
<p>Se la febbre dell&#8217;organizzazione vi prende la mano, potete esagerare: sempre cliccando con il tasto destro su un file in scaricamento, potete selezionare la voce &#8220;nuova etichetta&#8221; e scrivere qualcosa tipo &#8220;musica\new wave&#8221;, per creare un livello ulteriore di cartelle.</p>
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		<title>The IT Crowd</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 06:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tutti quelli che soffriranno presto da astinenza per Big Bang Theory (mancano tre puntate alla fine della terza serie) posso suggerire una temporanea alternativa ovvero The IT Crowd, sitcom inglese trasmessa da Channel 4. Se pensavate che Sheldon &#38; C. fossero dei nerds forse vi dovrete ricredete, o meglio: ci sono nerds di serie A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/itcrowd.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-664" title="itcrowd" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/itcrowd.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Per tutti quelli che soffriranno presto da astinenza per <strong><a href="http://www.marcomattioli.it/2010/03/01/the-big-bang-theory-in-chiaro/">Big Bang Theory</a></strong> (mancano tre puntate alla fine della terza serie) posso suggerire una temporanea alternativa ovvero <strong>The IT Crowd</strong>, sitcom inglese trasmessa da Channel 4.</p>
<p><span id="more-658"></span>Se pensavate che Sheldon &amp; C. fossero dei nerds forse vi dovrete ricredete, o meglio: ci sono nerds di serie A e di serie B. Shelly, Leonard, Raji e Wolovitz sono di fatto un&#8217;elite, brillanti ricercatori che lavorano nel loro campo e ottengono riconoscimenti (pur rimanendo degli outsider), insomma quanto di più lontano dalla nostra realtà. Roy e Moss invece (i tipi di It Crowd) lavorano nell&#8217;assistenza informatica di una azienda londinese, in un putrido scantinato dove i colleghi si rifiutano di mettere piede, condannati a rispondere tutto il giorno al telefono dove esordiscono immancabilmente con un &#8220;ha provato a spegnere e riaccendere?&#8221;. A turbare il loro equilibrio è l&#8217;arrivo di una nuova responsabile, totalmente a digiuno di pc e tecnologia, che deve imparare a convivere con la coppia.</p>
<p>Diciamolo subito: Big Bang è fatto meglio, recitato meglio, sceneggiato meglio, mentre IT sembra essere più casereccio, con trame meno sviluppate e personaggi che per far ridere sono costretti ad andare spesso sopra le righe. Roy è una specie di John Belushi da call center, mentre Moss è una macchietta vicina all&#8217;autismo, e in un certo senso a volte sembrano rifarsi proprio fisicamente alle comiche, mentre Big Bang è fatto tutto di battutine e sarcasmo. Non ho ancora visto la seconda e terza serie, ma prevedibilmente (ho sbirciato) anche in questo caso aumentano i soldi per la produzione, ovvero nuove ambientazioni secondarie, più personaggi, e quindi si preannunciano meno spartane e più intriganti della prima. Come dicevo prima l&#8217;ambientazione (minaccia di licenziamento continua, nessuna norma di sicurezza, capo rincoglionito, lavoro degradante) ce lo rende immediatamente vicino e questo gioca a suo favore. Non esistono doppiaggi in italiana ma gli ottimi ragazzi di Itasa hanno <a href="http://www.italiansubs.net/index.php?option=com_remository&amp;Itemid=6&amp;func=select&amp;id=239">sottotitolato tutte le tre stagioni</a>.</p>
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		<title>Lasciate che i contenuti vengano a me</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 07:49:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217; iPad sarà sicuramente l&#8217;oggetto del contendere del 2010 tecnologico: detrattori, sostenitori, Apple fanboys, media guru, non manca nessuno all&#8217;appello. Ho commentato questo post di Mantellini sull&#8217;argomento, e qui espando un pò il mio ragionamento. Quando ero un ragazzino ho amato molto il Commodore. Una schermata vuota, un cursore lampeggiante, che ti invogliava a creare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/ipad.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-524" title="ipad" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/ipad.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>L&#8217; iPad sarà sicuramente l&#8217;oggetto del contendere del 2010 tecnologico: detrattori, sostenitori, Apple fanboys, media guru, non manca nessuno all&#8217;appello.<br />
<span id="more-519"></span>Ho commentato <a href="http://www.mantellini.it/?p=7853">questo post</a> di Mantellini sull&#8217;argomento, e qui espando un pò il mio ragionamento. Quando ero un ragazzino ho amato molto il <strong>Commodore</strong>. Una schermata vuota, un cursore lampeggiante, che ti invogliava a creare l’infinito, fosse anche uno script per simulare un lancio di dadi. Lo stesso senso di infinito che diedi alla mia prima connessione a internet: posso fare tutto, ma ora che faccio, dove vado? Questo senso di vuoto da riempire secondo me ha caratterizzato i primi nostri decenni informatici, perchè il computer non serviva concretamente a un ciufolo e ci siamo inventati noi il suo utilizzo, abbiamo creato, smanipolato, e ora nessuno riuscirebbe a concepire una vita senza pc.</p>
<p>Ricordo bene le ridicole motivazioni che nei primi anni ottanta potevamo usare per farci comprare un computer dai genitori: &#8220;serve per ehm&#8230;imparare l&#8217;inglese, poi è una calcolatrice ma potentissima, puoi giocare, e puoi imparare a programmare&#8221;. In concreto quindi non serviva a nulla (a parte giocare), dato che programmare era una parola generalmente incomprensibile e comunque poco rivendibile. Diciamo che spesso i genitori cedevano sul motivo più apparentemente assurdo: un computer serve per imparare a usare il computer. Come se una forchetta servisse per imparare a usare la forchetta.</p>
<p>Ce ne sono voluti di anni prima che il pc riuscisse a dimostrare un valore concreto e non speculativo, semplicemente a furia di &#8220;usarecomputerperimparareausareilcomputer&#8221; molti hanno inventato cose valide, e l&#8217;evoluzione dell&#8217;hardware ha permesso a queste cose di essere sempre più valide fino a diventare più valide di quello che c&#8217;era prima. Un ragionamento bislacco, ma intendo dire che fare i conti al computer ad un certo punto è diventato meglio che farli con la calcolatrice, un&#8217;impaginazione al computer è diventata meglio che una con colla e ritagli, un&#8217;archivo computerizzato ha superato lo schedario, et voila, quell&#8217;imparare a usare il computer è diventato pratica diffusa e non teoria da cameretta.</p>
<p>Ora (e con questo &#8220;ora&#8221; sto facendo un salto di 25 anni circa) si passa all’incasso: ok avete creato avete cazzeggiato avete creato un business enorme ma ora anche John Smith vuole un computer e non vuole rotture di balle. Gli diamo le console per giocare, gli diamo facebook per dare senso alla sua connessione dal primo giorno, gli diamo piattaforme già pronte se proprio vuole fare il suo sito web, insomma evoluzione significa “è tutto pronto, non starci a pensare troppo”.</p>
<p><strong>Google </strong>del resto ha già diagnosticato la morte entro tre anni dei pc desktop (analizzando il trend giapponese dove mobile e tablet pare abbiano preso il sopravvento), e <strong>iPad</strong> non sbaglia a seguire quel trend perchè in fondo il concetto di navigazione attuale (e oggi l&#8217;utilizzo del pc è totalmente legato alla navigazione, eccettuati i software lavorativi) è molto più piatto rispetto a un tempo. Si mandano poke, si sottoscrivono un paio di rss, una lettura al quotidiano e un’oretta di Farmville. A cosa serve in questo scenario dover scegliere processori, schede madri, schede video, hard disk? A che serve districarsi tra codec, driver, plugin, conflitti? Si ottimizza la fruizione, a scapito della sperimentazione. Vedremo tra 10, 15 anni, cosa produrranno le nuove generazioni di utenti widgetizzati, appati, gadgettati, consollizzati che non devono cercare in mare aperto ma solo lasciare che i contenuti vengano a loro.</p>
<p>Sono sicuro che tanti continueranno a cercare l’infinito nel “foglio bianco”, ma presumo che saranno molti di meno. Ecco un estratto del commento di <strong>Loz</strong> al post di Mantellini:</p>
<blockquote><p>Pochissimi di noi, passati i vent’anni, hanno continuato a trascorrere i pomeriggi con le mani nel carburatore del motorino, intenti a sostituirne la marmitta, a trovare la soluzione più ardita per aumentarne le prestazioni, anche a decorarlo con i mille modi a disposizione, dagli adesivi all’aerografo. Perché abbiamo smesso? Perché non c’è più tempo, è vero, perché la passione è andata scemando, perché “son cose da ragazzini”. Ma il vero motivo è che quel motorino inevitabilmente andava peggio di come era uscito dalla fabbrica.</p></blockquote>
<p>Come dice lucidamente Loz, meglio un motorino funzionante di fabbrica che uno deturpato da mille customizzazioni amatoriali. Però il valore di quelle tante ore di customizzazione secondo me era di gran lunga superiore a quello del motorino. Era quell&#8217; usare il motorino per imparare a usare il motorino, sporcandosi, rovinandolo, forse anche distruggendolo, però assorbendo realmente qualcosa, crescendo forse. Quella crescita che probabilmente i nuovi gadget tecnologici pronti all&#8217;uso e tendenzialmente non modificabili non sono altrettanto in grado di offrire. Belle parole dette da uno che ha un iPad come sfondo del proprio blog, ma quella è una concessione alla modernità. Perchè comprendere la modernità, anche quando non mi piace, anche quando &#8220;sistavameglioquandosistavapeggio&#8221; è quello che mi interessa da sempre.</p>
<p>Sia chiaro, non sono un detrattore dell&#8217; iPad come dispositivo, e neanche delle console o gadget simili, ci mancherebbe. Sono detrattore di una filosofia/tendenza di mercato che spinge verso la chiusura a livello hardware e software e più in generale verso la limitazione di esperienza. Sosterrò sempre che l&#8217;evoluzione dell&#8217;informatica ha raggiunto lo stadio attuale grazie all&#8217;imprevisto, alle porte non completamente chiuse, agli utilizzi fuori dagli schemi originari, alle imperfezioni. Lo ha raggiunto ponendo domande più che offrendo risposte. E non voglio che il culto della risposta (efficace, sicura, immediata) ci accontenti da un lato ma ci  tolga il gusto di farci nuove domande dall&#8217;altro.</p>
<p><strong>Nota:</strong> per l&#8217;immagine ho usato un quadro di Pino Santoro</p>
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		<title>The Big Bang Theory in chiaro</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La voce che The Big Bang Theory verrà finalmente trasmesso in chiaro da Italia Uno,  mi riempie di gioia. Perchè è davvero raro nel sestopolio nazionale televisivo trovare qualcosa di meno conforme alla banalità più desolante. Sia chiaro: TBBT non vuole essere  nulla di rivoluzionario o di detonante,  è una semplice sitcom low cost ambientata nell&#8217;appartamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-154" title="bigbang" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/03/bigbang.jpg" alt="" width="530" height="200" /></p>
<p>La voce che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bang_Theory">The Big Bang Theory</a> verrà finalmente trasmesso in chiaro da Italia Uno,  mi riempie di gioia. Perchè è davvero raro nel <em>sestopoli</em>o nazionale televisivo trovare qualcosa di meno conforme alla banalità più desolante. Sia chiaro: TBBT non vuole essere  nulla di rivoluzionario o di detonante,  è una semplice <em>sitcom low cost</em> ambientata nell&#8217;appartamento che ospita quattro nerds, ma già questo è una boccata d&#8217;aria fresca rispetto ai soliti modelli televisivi. Mi domando da solo: ma come mai ritieni non banale un programma che deride le gesta di quattro giovani scienziati? E sempre da solo mi rispondo: perchè è la prospettiva a cambiare.</p>
<p><span id="more-142"></span><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7JxJPgw0R2c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/7JxJPgw0R2c&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>E&#8217; vero, il meccanismo comico della serie è rappresentato dall&#8217;inadeguatezza dei protagonisti verso il mondo reale, e dal loro approccio ingenuo o ipercomplicato verso quello che per il 99% degli esseri umani è automatica vita quotidiana. Questo è il plot e non ci piove, ma la percezione è che questo plot sia stato scritto finalmente in modo <strong>autoironico</strong> e <strong>consapevole</strong>, e non scioccamente derisorio al fine di compiacere (e rassicurare) lo spettatore medio con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duff_Beer">Duff</a> in mano. Lo si capisce dai dettagli: le teorie scientifiche citate, le formule matematiche usate, le tonnellate di riferimenti al mondo geek (ahimè alcuni di questi <a href="http://antoniogenna.wordpress.com/2008/07/16/scrivo-anchio-errori-e-orrori-the-big-bang-theory-e-il-doppiaggio-italiano/">vanno persi nel doppiaggio italiano</a> della prima serie, non cattivo ma che non ha compreso completamente il target e quindi a volte semplifica le frasi o la butta sul pecoreccio) sono tutte reali. Questo significa che sono state pensate da gente che ne conosce il senso, per gente che potrebbe afferrarlo, ed è chi non lo afferra a sentirsi &#8220;strano&#8221; (teniamo conto che i protagonisti sono dei giovani esperti di fisica con quoziente intellettivo altissimo).</p>
<p>Queste alcune battute:</p>
<blockquote><p><strong>Leonard:</strong> E’ un fiocco di neve. Del Polo Nord.<br />
<strong>Penny:</strong> Stai scherzando?<br />
<strong>Leonard:</strong> Durerà in eterno. L’ho conservato in una soluzione all’1% di resina di acetale polivinilica.<br />
<strong>Penny:</strong> Oh, mio Dio. E’ la cosa più romantica che mi abbiano mai detto senza che io la capissi</p></blockquote>
<p>oppure</p>
<blockquote><p><strong>Penny:</strong><strong> </strong>Buongiorno Sheldon! Vieni a ballare con me.<br />
<strong>Sheldon:</strong> No.<br />
<strong>Penny:</strong> Perchè no?<br />
<strong>Sheldon:</strong> Penny…Perchè condivido la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Interpretazione_a_molti_mondi">Teoria dei Molti Mondi</a>, che asserisce l’esistenza di un infinito numero di Sheldon e di universi, ti assicuro che in nessuno di essi io ballo.</p></blockquote>
<p>Quindi i protagonisti, per quanto teneramente goffi o socialmente non inseriti, non sono le solite caricature con l&#8217;apparecchio totale e le orecchie a sventola che vivono di fantasie semi autistiche e che fanno ridere quando inciampano, ma che ci piaccia o no sono delle persone che in età giovanile sono già professionalmente affermate e tecnicamente competenti, e che destano in noi anche qualche invidia se facciamo un paragone con il mondo del lavoro attuale, in particolar modo quello della ricerca e della scienza.</p>
<p>Hanno delle debolezze (oddio, Sheldon in effetti è abbastanza <em>borderline</em>), non hanno una vita sociale esaltante, e trombano assai di rado, ma la percezione che arriva allo spettatore è comunque quella di una situazione di felicità e spensieratezza. Le loro serate dedicate a sfide ad <strong>Halo 3</strong>, al paroliere klingoniano o agli scacchi tridimensionali non sono desolanti, sono le serate di quattro amici che stanno bene insieme come se fossero al biliardo o in un pub. E&#8217; solo la presenza femminile quando compare, a fargli desiderare altro tipo di giuochi, ma ogni tanto grazie al cielo qualche chiodo lo battono pure loro. Diciamo che la loro vita da studenti post universitari è una specie di prolungamento dell&#8217;infanzia o dell&#8217;adolescenza, senza lo sguardo severo di una compagna o gli obblighi di un lavoro &#8220;normale&#8221;. E  Brunetta non potrebbe neanche definirli &#8220;bamboccioni&#8221;, poichè si mantengono da soli e abitano da soli tranne Wolowitz che &#8220;non vivo con mia madre, è lei che vive con me&#8221;.</p>
<p><strong>A proposito, ma non trovate una similitudine tra la chioma di Giovanardi e quella di Wolowitz?</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/03/giovanardi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148" title="giovanardi" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/03/giovanardi.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Sono quindi molto curioso di vedere come verrà accolta questa serie su una tv come Italia Uno, e se anche in Italia si replicherà l&#8217;inaspettato successo che ha avuto negli USA. Arriverà il momento nel quale vedrò Scamarcio spodestato da Leonard nei cuori delle adolescenti? Probabilmente no, anche perchè Sheldon attaccherebbe subito una pippa sull&#8217;incongruenza della definizione di Tre Metri Sopra il Cielo, ma se non altro sono contento che i teenager possano avere ispirazioni televisive meno cerebrolesive. E considero altrettanto importante osservare come produzione low cost non faccia necessiamente rima con &#8220;reality&#8221; (che anzi ora sono megaproduzioni) ma semplicemente con &#8220;idea&#8221;. E se anche in Italia potessero nascere produzioni di questo tipo al posto delle noiosissime fiction patinate, mille volte viva Big Bang Theory!</p>
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