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	<title>Marco Mattioli &#187; Suoni/Visioni</title>
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	<description>social media, zombie e cyberpunk</description>
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		<title>Happy Town: alla larga!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 19:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Approcciarsi ad una serie tv è un gesto di fiducia, quella che lo spettatore offre all&#8217;opera, impegnandosi a seguirla fino in fondo se le aspettative saranno progressivamente soddisfatte, e confidando in un finale che non faccia rimpiangere le ore di visione trascorse. Happy Town è il più spregevole, menefreghista, e infame caso di non rispetto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/happytown.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1165" title="happytown" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2011/01/happytown.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a><br />
Approcciarsi ad una serie tv è un gesto di fiducia, quella che lo spettatore offre all&#8217;opera, impegnandosi a seguirla fino in fondo se le aspettative saranno progressivamente soddisfatte, e confidando in un finale che non faccia rimpiangere le ore di visione trascorse.<span id="more-1163"></span></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Happy_Town">Happy Town</a> è il più spregevole, menefreghista, e infame caso di non rispetto di queste clausole da parte degli autori. Ne parlo con molto ritardo rispetto alla chiusura della serie (estate 2010), perchè gli ultimi due episodi furono cassati dalla <strong>ABC </strong>che decise di passarli solo online, quindi la versione tradotta è arrivata molto tempo dopo e avevo dunque lasciato perdere le vicende della piccola cittadina di Haplin.</p>
<p>All&#8217;inizio, seppur con attori cani e dialoghi approssimativi, la storia mi aveva preso. Un&#8217;ambientazione simile al Twin Peaks che tutti ricordiamo, una storia di misteri e oscurità nel paesino felice della sperduta provincia americana, insomma un genere che continua a piacerci nonostante il passare del tempo. Oggi ho avuto la sfortunata idea di vedermi finalmente gli episodi conclusivi, e mi sono parecchio incacchiato, perchè dopo otto puntate di un intreccio (fin troppo) fitto di sottotrame e personaggi irrisolti, il finale si è rivelato la cagata pazzesca di Fantozziana memoria.</p>
<p>Non dico brutto, non dico affrettato, non dico non all&#8217;altezza&#8230;intendo dire proprio che il finale praticamente non esiste. In cinque dico cinque minuti finali, gli sceneggiatori hanno cercato di imbastire alla bell&#8217;e meglio una spiegazione plausibile non riuscendoci e soprattutto non spiegando il 50% della storia (attenzione che da qui in avanti spoilereggio).</p>
<p>La madre dello sceriffo Conroy è viva? In questo caso non si spiegherebbe tanta attenzione sul martello che l&#8217;avrebbe uccisa.<br />
Oppure è una specie di fantasma e nel bar Cicero&#8217;s si trovano avventori &#8220;non morti&#8221;? E allora non capisco come fa questo bar a essere reale e comunemente raggiungibile semplicemente entrandoci.<br />
Chi è Henley, la ragazza ossessionata dal martello? Chi è la Chloe che parla con lei e con lo sceriffo senior?<br />
Che cacchio rappresenta il film Die Blaue Tuer? La ragazza bionda sul letto prima del finale è la figlia rediviva di John Haplin o è sua moglie che si è rifatta i connotati (non riconosciuta neanche dal figlio)? Chi o cosa è l&#8217;uccellaccio? I rapiti sono vivi o morti? Ma questi sono solo alcuni dei dettagli mancanti dato che alla fine non viene spiegato niente, non si sa cosa muovesse Magic Man, non si capisce il ruolo della famiglia Haplin, che, cazzarola è il tema portante della serie. Da spaccamento del televisore le frasi conclusive dell&#8217;ultima puntata, quando lo sceriffo senior, dopo anni e anni di ricerche delle vittime del Magic Man, semplicemente entra in un bar, trova la moglie (viva o morta che sia) e chiede: &#8220;perchè non mi hai detto che erano ancora vivi?&#8221;, e lei risponde con un sorriso da fotoromanzo &#8220;oh caro, ma perchè non me l&#8217;avevi mai chiesto!&#8221;.  A questo punto qualunque spettatore dotato di raziocinio avrà assoldato il suo personal killer per mozzare testa e arti degli autori in modo da non farli più nuocere al pubblico.</p>
<p>Parrebbe come se gli autori avessero abbozzato il materiale per esplicitarlo in una seconda stagione, e una volta saputo della chiusura della serie avessero infilato un pastrocchio finale giusto per fingere una conclusione e chiudere il contratto. Ma, anche se non so niente dei tempi televisivi, immagino che al momento della messa in onda della serie le puntate fossero state già tutte girate e quindi non esiste neanche la scusante &#8220;prendo i soldi e scappo&#8221;. A questo punto la motivazione sembra ancora più scadente: hanno volutamente girato questo finale impronibile pensando di lasciare gli spettatori con ansia e trepidazione per una stagione successiva, ma con la cancellazione della serie se la sono presi in saccoccia.</p>
<p>Secondo me in ABC si sono sentiti così imbarazzati per l&#8217;ultima puntata, che hanno sbaraccato prima, destinandola solo ai fanboy del web e confidando in un rapido oblio.</p>
<p>Persino Harper&#8217;s Island, serie inizialmente intrigante devastata da noia progressiva e soprattutto da un finale ridicolo, in confronto a Happy Town pare un esempio di professionalità inarrivabile.</p>
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		<title>Inception</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 17:55:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul filmone di Nolan si potrebbe consumare tanto inchiostro da riempire fossati, e proprio per questo sarò invece breve. Inception vale la pena di essere visto. E&#8217; sicuramente frutto di un&#8217;idea/folgorazione, arrivate per via lisergica, mistica, o più coerentemente attraverso un sogno, come se fosse un numero vincente del lotto, di quelli che devi lottare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/10/inception.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-979" title="inception" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/10/inception.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Sul filmone di Nolan si potrebbe consumare tanto inchiostro da riempire fossati, e proprio per questo sarò invece breve.<br />
<span id="more-977"></span>Inception vale la pena di essere visto. E&#8217; sicuramente frutto di un&#8217;idea/folgorazione, arrivate per via lisergica, mistica, o più coerentemente attraverso un sogno, come se fosse un numero vincente del lotto, di quelli che devi lottare per non farli svanire al risveglio. Nolan ha lottato dieci anni per mantenere integra la visione, rigirandosi questo diamante grezzo tra i polpastrelli cercando di architettare un modo per condividerlo con gli altri, cercando un modo analitico di comunicare allo spettatore quello stesso rapimento. Girando e rigirando però, qualcosa di perde: troppi binari creati per evitare di far perdere il filo agli spettatori, troppa voglia di inseguire il sistema perfetto, di essere spudorato mastermind del gioco.</p>
<p>Tutto in Inception è asservito a spiegare un concetto, persino gli effetti spettacolari dei trailer appaiono meno dirompenti di quanto si sarebbe immaginato, quasi un dente da togliere subito per poter passare a cose più serie, persino l&#8217;azione (forse troppa e senza troppa personalità) è onnipresente per evitare che la mente dello spettatore, gravata da domande così profonde, si possa perdere in qualche labirinto e uscire dalla &#8220;spiegazione&#8221;, dal meccanismo. Il pregio è quello di eliminare qualsiasi frustrazione tra il pubblico (&#8220;Marge, che palle, non ho capito&#8221;), il difetto è che forse si poteva osare di più. Concetti innovativi come i sublivelli del sogno regolati da una precisa scacchiera temporale, la manipolazione stessa dei sogni altrui, la rappresentazione dei &#8220;molti mondi&#8221;, avrebbero meritato qualche ruggito in più, qualche zampata in grado di aggredire il nostro immaginario in modo permanente. Comunque è un film da vedere, anche se era alta l&#8217;aspettativa del &#8220;filmone che ti cambia la vita&#8221;. Ma Inception non lo fa: ci spiega la vita, ma non la cambia.</p>
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		<title>Highschool of the Dead</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 14:27:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se in me c&#8217;è un otaku, Highschool of the Dead l&#8217;ha tirato fuori. A dire il vero non sono fan assatanato di manga, anime e nipponate varie, ma questo non potevo lasciarmelo scappare dato che parla di un gruppo di studenti in fuga da una pandemia che trasforma le persone in zombie. Non possiamo parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/highschool.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-916" title="highschool" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/09/highschool.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Se in me c&#8217;è un otaku, Highschool of the Dead l&#8217;ha tirato fuori.</p>
<p><span id="more-914"></span>A dire il vero non sono fan assatanato di manga, anime e nipponate varie, ma questo non potevo lasciarmelo scappare dato che parla di un gruppo di studenti in fuga da una pandemia che trasforma le persone in zombie. Non possiamo parlare di originalità dato che le atmosfere sono le stesse di qualunque film di &#8220;sopravviventi&#8221;, ma i giapponesi sono fantastici nel manghizzare tutto, comprese le mutandine delle scolarette bene in vista persino durante lo sbranamento.</p>
<p>Lode all&#8217;opening track che mi piace molto e mi ringiovanisce ad ogni ascolto, e nel complesso ampia sufficienza a tutta la serie, peccato solo che gli episodi durano davvero troppo poco (togliendo canzone iniziale, finale, recap e anticipazione del prossimo episodio rimarranno forse 15 minuti). A volte grafica e trucchetti visivi richiamano un pò troppo esplicitamente uno stile da videogame, ma sarebbe strano se non fosse così. Trovate i sottotitoli su Itasa o sui torrent già hardsubbati in italiano.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V9LF73MM-xs?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/V9LF73MM-xs?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Tempi duri per RJ Berger</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 13:15:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[RJ Berger è un Harry Potter col pisello. Anzi di più: un Harry Potter con un grandissimo pisello. Potrebbe esaurirsi qui la trama di questa serie tv, presto (a settembre) in onda da noi su Mtv Italia. Ma non in senso negativo, semplicemente Tempi duri per RJ Berger è una divertente serie teen che descrive la quotidianità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/berger.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-886" title="berger" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/berger.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>RJ Berger è un Harry Potter col pisello. Anzi di più: un Harry Potter con un grandissimo pisello.<br />
<span id="more-884"></span><br />
Potrebbe esaurirsi qui la trama di questa serie tv, presto (a settembre) in onda da noi su <strong>Mtv Italia</strong>. Ma non in senso negativo, semplicemente <strong>Tempi duri per RJ Berger</strong> è una divertente serie teen che descrive la quotidianità di un liceale americano alle prese con i problemi di tutti gli adolescenti. Magari qualche problema in più, dato che RJ è il tipico nerd assediato quotidianamente dai bulli della scuola, ma anche qualche problema in meno dato che le gigantesche misure del suo pene gli garantiscono l&#8217;attenzione delle ragazze più ambite.</p>
<p>Quello che diverte di questa serie sono l&#8217;attitudine sguaiatamente anni ottanta, qualche stramberia (i genitori scambisti), e le macchiette che affiancano il protagonista, come l&#8217;amica brutta e ninfomane che lo supplica di abusare di lei. Tutto il resto è volutamente stereotipato: i balli scolastici, gli sportivi duri e stupidi, le associazioni scolastiche, le feste in piscina e le cheerleaders. Gagliarde le musiche da party, notevoli gli inserti cartoon e simpatico il profilo basso dell&#8217;operazione che lo rende immediatamente digeribile, godibile, fresco. Certo se avessi 15 anni avrei usato toni più convinti, ma avendoli passati da un pezzo mi limito a consigliarvi di guardare un paio di puntate: cavalcate il dragone!</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dErdxxTTZuM?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/dErdxxTTZuM?fs=1&amp;hl=it_IT" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
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		<title>Addio Jack Bauer (24)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 10:44:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ottava stagione segna la fine di 24, una delle migliori serie tv che abbia mai visto. Non posso dare un parere sulla lunga distanza, dato che ho scoperto questa serie recentemente e ho visto solo le prime due stagioni, ma raramente ho visto meccanismi tanto vicini alla perfezione. Parlo di ritmo, di coinvolgimento, di suspance, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/bauer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-829" title="bauer" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/08/bauer.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>L&#8217;ottava stagione segna la fine di <strong>24</strong>, una delle migliori serie tv che abbia mai visto.</p>
<p><span id="more-828"></span><img class="alignleft" src="http://www.thecaptainsmemos.com/wp-content/uploads/2009/05/24jackbauer1.jpg" alt="" width="176" height="198" />Non posso dare un parere sulla lunga distanza, dato che ho scoperto questa serie recentemente e ho visto solo le prime due stagioni, ma raramente ho visto meccanismi tanto vicini alla perfezione. Parlo di ritmo, di coinvolgimento, di suspance, di far quadrare ogni volta una storia complessa e ramificata quanto inverosimile: è impossibile guardarne un solo episodio, la voglia di correre al successivo scatta automaticamente ad ogni fine puntata. Per chi non sa di cosa io stia parlando, 24 racconta le vicissitudini di <strong>Jack Bauer</strong>, agente del Counter Terrorist Unit di Los Angeles, che si trova puntualmente a dover difendere il paese da attentati di spaventosa entità. Io non sono un fan di serie poliziesche, ma sin dalla prima puntata di 24 sono entrato dentro la vicenda con la smania di conoscerne la fine.</p>
<p>Il segreto è in una sceneggiatura serratissima, che racconta in tempo reale le vicende. Infatti ogni stagione di <strong>24</strong> è composta da ventiquattro episodi, ognuno racconta un&#8217;ora della giornata (dalle 8 alle 9, dalle 9 alle 10 etc&#8230;) del potenziale attentato, eliminando qualsiasi tempo morto e sviluppando microstorie che si intrecciano nel corso della vicenda. Lo schermo viene talvolta &#8220;splittato&#8221; in più riquadri per farci vedere di volta in volta cosa stanno combinando protagonisti primari e secondari, e un orologio ci ricorda sempre quanto manca allo scadere dell&#8217;ora (e della puntata).</p>
<p>Probabilmente a lungo andare questo meccanismo narrativo potrebbe stancare, ma ripeto, le prime due stagioni le ho divorate come se fossero hamburger, e durante la giornata mi trovo a desiderare di guardare gli episodi successivi. Non ho idea se in questa ultima e ottava stagione Jack morirà, ma di sicuro mi mancherà.</p>
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		<title>I wanna do bad things with you</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:24:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se non avete ancora visto la sigla di True Blood, dovete riparare immediatamente. E&#8217; probabilmente il più bell&#8217; opening di una serie tv che io abbia mai visto: la Louisiana in tutto il suo macabro splendore fatto di  paludi, gospel, case di legno, cimiteri, ku klux klan ed esorcismi. La musica (Bad Things di Jace Everett) scorre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/07/trueblood.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-808" title="trueblood" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/07/trueblood.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Se non avete ancora visto la sigla di <strong>True Blood,</strong> dovete riparare immediatamente.<br />
<span id="more-807"></span>E&#8217; probabilmente il più bell&#8217; opening di una serie tv che io abbia mai visto: la Louisiana in tutto il suo macabro splendore fatto di  paludi, gospel, case di legno, cimiteri, ku klux klan ed esorcismi. La musica (<strong>Bad Things</strong> di <strong>Jace Everett</strong>) scorre bene su queste immagini, èd è tutto molto swamp/pulp/blues: sembra il trailer dell&#8217; horror perfetto che ognuno di noi ha dentro il cuoricino. Certo di fronte a cotanto inizio, poi è inevitabile il declino, ma su <strong>True Blood</strong> devo ancora chiarirmi le idee ed ecco le mie due ipotesi.</p>
<p>1) True Blood è da vedere con una divertita e rilassata ottica tarantiniana, esercizio di stile che fa il verso ai teen movies ficcandoci dentro eccessi in quantità . Una allegra troupe con regista e operatori strafumati che si sfidano a morra per stabilire se la sequenza successiva dovrà essere horror, sesso, o droga, ricucendo la trama di volta in volta.</p>
<p>2) True Blood è uno squallido tentativo di piacere agli adolescenti parlando di vampiri, infarcendolo di tutti i luoghi comuni del genere per rempire puntate altrimenti prive di mordente.</p>
<p>Riconosco che il confine tra le ipotesi 1 e 2 può apparire sottile quanto invalicabile, ma il fatto che mi abbia provocato il dubbio gioca a suo favore. Mi esprimerò dopo aver visto qualche altra puntata, per ora ecco <strong>Bad Things</strong> e un suggerimento letterario: <a href="http://www.stradanove.net/news/testi/libri-03a/lasur0505030.html">E l&#8217;asina vide l&#8217;angelo</a>, misconosciuto quanto bel libro del grande <strong>Nick Cave</strong>, anch&#8217;esso incentrato su paludi, distorsioni religiose e tenebrosa provincia americana.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="530" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/vxINMuOgAu8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="530" height="385" src="http://www.youtube.com/v/vxINMuOgAu8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
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		<title>Happy Town, novello Twin Peaks</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:01:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se come me siete stati fan di Twin Peaks, vi invito a dare un&#8217;occhiatina ad Happy Town. I tratti in comune tra le due serie sono tantissimi: anche qui abbiamo un tranquillo paese di provincia americano alle prese con rapimenti e delitti, ed indagini che svelano le torbide personalità degli altrimenti insospettabili membri della comunità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/06/happytown.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-773" title="happytown" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/06/happytown.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Se come me siete stati fan di Twin Peaks, vi invito a dare un&#8217;occhiatina ad Happy Town.</p>
<p><span id="more-770"></span>I tratti in comune tra le due serie sono tantissimi: anche qui abbiamo un tranquillo paese di provincia americano alle prese con rapimenti e delitti, ed indagini che svelano le torbide personalità degli altrimenti insospettabili membri della comunità. La ricerca di <strong>Magic Ma</strong>n (il presunto assassino seriale) si intreccia con le storie dei cittadini di <strong>Haplin</strong>, e dietro le finestre di ogni casetta con giardino si potrebbe nascondere il male.</p>
<p>Certo qui non c&#8217;è la mano di David Lynch (in compenso abbiamo David Cronenberg tra gli attori secondari), e mancano quindi le visioni oniriche, le musiche suggestive, ma Happy Town è molto più breve e serrato (solo 8 episodi la prima serie partita il 28 aprile 2010) e quindi si lavora meno di fino sulle atmosfere dato che il ritmo è più veloce.</p>
<p>Gli attori sono spesso insulsi (in particolar modo lo sceriffo protagonista), i dialoghi scialbi, ma che vi devo dire: ho sempre avuto un debole per i thriller ambientati nelle piccole comunità (compreso lo spassoso Hot Fuzz). Se vi piace il genere &#8220;a incastro&#8221;, dove man mano si approfondiscono i vari personaggi principali e secondari potete dargli uno sguardo, ovviamente ringraziando <a href="http://www.italiansubs.net/">Itasa</a> per i sottotitoli.</p>
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		<title>Pendulum: Immersion</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 06:30:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho avuto modo di ascoltare in anteprima Immersion, il nuovo lavoro dei Pendulum schedulato per il 24 maggio. In questo periodo sto ascoltando parecchio questo duo australiano, affascinato dai segreti del loro suono granitico che sembra capace di muovere le montagne. Immersion non delude di certo sotto il lato della potenza, e in aggiunta offre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/immersion.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-741" title="immersion" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/immersion.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Ho avuto modo di ascoltare in anteprima Immersion, il nuovo lavoro dei Pendulum schedulato per il 24 maggio.</p>
<p><span id="more-723"></span>In questo periodo sto ascoltando parecchio questo duo australiano, affascinato dai segreti del loro suono granitico che sembra capace di muovere le montagne. Immersion non delude di certo sotto il lato della potenza, e in aggiunta offre molto anche sul piano melodico come avrete già constatato dal singolo Watercolour. Non conosco a menadito tutta la loro discografia ma qui mi sembra ci siano più &#8220;canzoni&#8221;, più uso della voce, più varietà rispetto alla formula canonica.</p>
<p>Tutto grida anni ottanta tra questi solchi,  iperpowerizzati da bassi terremotanti e dal loro inconfondibile synth. Parlando di anni ottanta ed elettronica però non dobbiamo pensare a Depeche Mode e tenebrosi eroi della new wave, quanto agli Iron Maiden post Somewhere in time, a Flashdance, ai Duran Duran dopo un robusto trattamento ricostituente.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="530" height="380" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/tEPB7uzKuh4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="530" height="380" src="http://www.youtube.com/v/tEPB7uzKuh4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Ecco il mio commento ad un primo ascolto di Immersion:</p>
<p><strong>Genesis:</strong> intro in stile film epico.</p>
<p><strong>Salt in the Wounds:</strong> forse il più tipico esempio di Pendulum sound, ricalca parecchio loro precedenti hit come Slam ed è quindi basso, synthone e drumming one-two, one-two. Formula collaudata e successo sicuro.</p>
<p><strong>Watercolour:</strong> grande singolo, melodicamente sembra preso di peso dagli eighties, ma è la ritmica d&#8217;acciaio a fare la differenza. Un classico sin dal primo ascolto.</p>
<p><strong>Set me on fire:</strong> una linea vocale reggae/dub ispira un pezzo rallentato e &#8220;wobblante&#8221; come una tigre tenuta al guinzaglio.</p>
<p><strong>Crush:</strong> riff di chitarra campionata e ritornello power, rock elettronico che nella seconda metà sfrutta una chitarra acustica per evidenziare la melodia.</p>
<p><strong>Under the  waves:</strong> anche qui è la voce a caratterizzare, su un ritmo 2step.</p>
<p><strong>Immunize:</strong> c&#8217;è Liam Howlett dei Prodigy a mettere lo zampino, e infatti è cattivello.</p>
<p><strong>The Island Pt 1:</strong>  l&#8217; episodio più dance dell&#8217;album, qui non ci limitiamo a citare gli eighties ma ci siamo dentro fino al collo.</p>
<p><strong>The Island Pt 2:</strong> versione acida della parte uno dove il synth prende il posto della voce.</p>
<p><strong>Comprachicos:</strong> uno dei pezzi più hard del disco, bordate ritmiche e voce che si accosta ai Nine Inch Nails.</p>
<p><strong>The Vulture:</strong> jump up, jump up, mi ricorda i Prodigy di Firestarter.</p>
<p><strong>Witchcraft:</strong> bello, melodico, anthemico. Una versione 2.0 dei Police e uno dei pezzi migliori del lotto.</p>
<p><strong>Self vs Self:</strong> a venire in aiuto ci sono gli In Flames, band svedese di death metal melodico. Niente male davvero.</p>
<p><strong>The Fountain:</strong> qui l&#8217;ospite è Steven Wilson, chitarra e voce dei Porcupine Tree.</p>
<p><strong>Encoder:</strong>  il pezzo più leggero del disco, tanto che quasi ci sembra di aver sbagliato cd. Mi sembra che stoni con il resto, ma mi riservo un secondo ascolto.</p>
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		<title>The IT Crowd</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 06:36:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per tutti quelli che soffriranno presto da astinenza per Big Bang Theory (mancano tre puntate alla fine della terza serie) posso suggerire una temporanea alternativa ovvero The IT Crowd, sitcom inglese trasmessa da Channel 4. Se pensavate che Sheldon &#38; C. fossero dei nerds forse vi dovrete ricredete, o meglio: ci sono nerds di serie A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/itcrowd.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-664" title="itcrowd" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/05/itcrowd.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Per tutti quelli che soffriranno presto da astinenza per <strong><a href="http://www.marcomattioli.it/2010/03/01/the-big-bang-theory-in-chiaro/">Big Bang Theory</a></strong> (mancano tre puntate alla fine della terza serie) posso suggerire una temporanea alternativa ovvero <strong>The IT Crowd</strong>, sitcom inglese trasmessa da Channel 4.</p>
<p><span id="more-658"></span>Se pensavate che Sheldon &amp; C. fossero dei nerds forse vi dovrete ricredete, o meglio: ci sono nerds di serie A e di serie B. Shelly, Leonard, Raji e Wolovitz sono di fatto un&#8217;elite, brillanti ricercatori che lavorano nel loro campo e ottengono riconoscimenti (pur rimanendo degli outsider), insomma quanto di più lontano dalla nostra realtà. Roy e Moss invece (i tipi di It Crowd) lavorano nell&#8217;assistenza informatica di una azienda londinese, in un putrido scantinato dove i colleghi si rifiutano di mettere piede, condannati a rispondere tutto il giorno al telefono dove esordiscono immancabilmente con un &#8220;ha provato a spegnere e riaccendere?&#8221;. A turbare il loro equilibrio è l&#8217;arrivo di una nuova responsabile, totalmente a digiuno di pc e tecnologia, che deve imparare a convivere con la coppia.</p>
<p>Diciamolo subito: Big Bang è fatto meglio, recitato meglio, sceneggiato meglio, mentre IT sembra essere più casereccio, con trame meno sviluppate e personaggi che per far ridere sono costretti ad andare spesso sopra le righe. Roy è una specie di John Belushi da call center, mentre Moss è una macchietta vicina all&#8217;autismo, e in un certo senso a volte sembrano rifarsi proprio fisicamente alle comiche, mentre Big Bang è fatto tutto di battutine e sarcasmo. Non ho ancora visto la seconda e terza serie, ma prevedibilmente (ho sbirciato) anche in questo caso aumentano i soldi per la produzione, ovvero nuove ambientazioni secondarie, più personaggi, e quindi si preannunciano meno spartane e più intriganti della prima. Come dicevo prima l&#8217;ambientazione (minaccia di licenziamento continua, nessuna norma di sicurezza, capo rincoglionito, lavoro degradante) ce lo rende immediatamente vicino e questo gioca a suo favore. Non esistono doppiaggi in italiana ma gli ottimi ragazzi di Itasa hanno <a href="http://www.italiansubs.net/index.php?option=com_remository&amp;Itemid=6&amp;func=select&amp;id=239">sottotitolato tutte le tre stagioni</a>.</p>
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		<title>Società a misura di zombie</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:47:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La causa dello zombismo nella moderna rivisitazione occidentale dipende sempre dal potere: il virus responsabile del contagio nasce nel 99% dei casi da esperimenti batteriologici, i cui artefici possono essere i governi, gli apparati militari, le corporazioni farmaceutiche. Quindi abbiamo il &#8220;potere&#8221; che riduce le maggioranze in esseri non senzienti, capaci unicamente di soddisfare con ostinazione i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombi3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-640" title="zombi3" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombi3.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>La causa dello zombismo nella moderna rivisitazione occidentale dipende sempre dal potere: il virus responsabile del contagio nasce nel 99% dei casi da esperimenti batteriologici, i cui artefici possono essere i governi, gli apparati militari, le corporazioni farmaceutiche.</p>
<p><span id="more-630"></span>Quindi abbiamo il &#8220;potere&#8221; che riduce le maggioranze in esseri non senzienti, capaci unicamente di soddisfare con ostinazione i propri bisogni primari, e proprio per questo estremamente pericolosi. I film a tema &#8220;zombesco&#8221; sono quindi politici (<strong>La notte dei morti viventi</strong> del 1968 era già un riferimento al Vietnam),  una visione cinica e moderna della società più che dei semplici lungometraggi di sangue e squartamenti. Il nemico diretto è, come detto prima, la massa (stupida, goffa, pericolosa solo quando in gruppo) e quello indiretto sono i responsabili dell&#8217;involuzione sociale.</p>
<p>Verrebbe subito da immaginare una parodia delle folle cieche  soggette alle grandi dittature, ma saremmo cronologicamente fuori tempo. Qui la situazione appare assai più subdola, anzi è il Mercato (chimico,militare,farmaceutico) solitamente a rappresentare il potere in un&#8217;ottica di liberismo incontrollato e i governi rappresentano solo la necessaria connivenza da parte del sistema. L&#8217;orwelliano <strong>1984</strong> abbisognava di un apparato burocratico, controllo poliziesco, plagio delle masse, mentre la Umbrella Corporation (<strong>Resident Evil</strong>) si muove in modo molto più veloce, dinamico e globale, mantenendo una totale rispettabilità di facciata. Non a caso il film di zombie per definizione (<strong>Zombi</strong>, 1978) è ambientato in un centro commerciale dove i non morti si muovono tra scaffali e manichini, ovvero le vere ideologie di fine secolo.</p>
<p><strong>Gli zombie del 2000</strong></p>
<p>Nei film nati nel nuovo secolo invece qualcosa cambia: gli zombi (ma il termine è ormai inaccurato, meglio usare &#8220;infetti&#8221;) diventano più aggressivi, più violenti, più forti (ci aveva visto giusto Bava nel 1985 con <strong>Demoni</strong>, peccato per lo sfondo esoterico). Girellano meno per le  metropoli deserte (complice anche l&#8217;odio verso la luce, mutato dai colleghi vampiri), e hanno imparato a celarsi, come i predatori. E pare che abbiano anche imparato rudimentali concetti di &#8220;branco&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombie.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-634" title="zombie" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombie.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Quindi da una parte la percezione di un aumento di pericolosità della società (sono quasi tenere e indifese le creature di Romero viste oggi) rispetto agli anni ottanta, e dall&#8217;altra il pesante accento sulla solitudine contemporanea. Le metropoli sono ancora più abbandonate, i protagonisti ancora più soli, attingendo dall&#8217;immaginario di Matheson (che aveva già ispirato <strong>Occhi bianchi sul pianeta terra</strong>, 1971). Non bastano più buone gambe e un fucile a pompa per salvarsi, occorre sempre di più nascondersi, rinchiudersi in casa sbarrando porte e finestre (altra metafora) senza alcuna prospettiva in grado di andare oltre l&#8217;oggi.</p>
<p>Assistiamo quindi ad una rinascita del genere, capitanata dall&#8217;ottimo <strong>28 Giorni Dopo</strong> di Danny Boyle del 2002, dal suo sequel <strong>28 Settimane Dopo</strong>, da <strong>Io sono leggenda</strong> (2007), dall&#8217;inutile <strong>Doomsday</strong> (2008), gli spassosi <strong>Alba dei morti dementi</strong> (2004) e <strong>Benvenuti a Zombieland</strong> (2009), il divertissement <strong>Planet Terror</strong> di Rodriguez, le capatine filo-esorcistiche di <strong>Rec</strong> e <strong>Quarantine</strong>, gli asettici sequel di <strong>Resident Evil</strong>, i fiacchi tentativi di Romero di rimettersi in pista, ma qui perdo il conto e qualcuno mi manca all&#8217;appello. Anche perchè è molto difficile racchiudere il genere, dato che il tema &#8220;infetti&#8221; è inflazionatissimo e nel calderone ci ficca dentro anche licantropi, vampiri (<strong>Daybreakers</strong>,2010) e creature assortite.</p>
<p>Più fedele al genere originale rimane il mondo videoludico, sia con i 5 capitoli di <strong>Resident Evil</strong> che con il divertente <strong>Left 4 Dead</strong> (1 e 2), dove eccettuate le presenze di Boomers e Witches, ci troviamo ancora a sparare pallettoni contro frotte di semplici non morti.</p>
<p><a href="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombie2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-636" title="zombie2" src="http://www.marcomattioli.it/wp-content/uploads/2010/04/zombie2.jpg" alt="" width="530" height="200" /></a></p>
<p>Se devo ipotizzare nuovi scenari, credo che qualche tematica religiosa/catastrofista verrà introdotta nel genere. Primo, perchè è una tendenza già in atto negli horror o survival (<strong>The Mist</strong>,<strong> Legion</strong>, <strong>Codice Genesi</strong> tutti con richiami biblici, o <strong>Martyrs</strong> che è un caso a sè), secondo perchè alla fine tutto parte da lì dato che gli zombi sono una tradizione della religione voodoo haitiana. In fondo già Bava venticinque anni fa citava Nostradamus annunciando che: &#8220;faranno dei cimiteri le loro cattedrali e delle città le vostre tombe&#8221;.</p>
<p>Concludo con due segnalazioni: l&#8217;ottimo libro <strong>World War Z</strong> di Max &#8220;figlio di Mel&#8221; Brooks, cronaca di una pandemia e del successivo scontro tra umani e non morti, e poi <a href="http://www.math.upenn.edu/~ted/203S10/Projects/Zombies/Zombies.pdf">questo fantastico pdf</a> che elabora statisticamente le proporzioni di un eventuale infezione.</p>
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